Testo Unico per L'Edilizia

 
TESTO UNICO PER L’EDILIZIA  
D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 e succ. mod. ed integr.  
Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia  
(G.U. n. 245 del 20/10/2001 s.o. n. 239) aggiornato con il D.Lgs.  27/12/2002, n. 301  (G.U. n. 16 del 21/1/2003)  

 
 
PARTE I – Attività edilizia  
TITOLO I - Disposizioni generali  
Capo I - Attività edilizia  
Art. 1 (L) - Ambito di applicazione  
Art. 2 (L) - Competenze delle regioni e degli enti locali  
Art. 3 (L) - Definizioni degli interventi edilizi  
Art. 4 (L) - Contenuto necessario dei regolamenti edilizi comunali  
Art. 5 (R) - Sportello unico per l’edilizia  
 
TITOLO II - Titoli abilitativi  
Capo I – Disposizioni generali  
Art. 6 (L) - Attività edilizia libera  
Art. 7 (L) - Attività edilizia delle pubbliche amministrazioni  
Art. 8 (L) - Attività edilizia dei privati su aree demaniali  
Art. 9 (L) - Attività edilizia in assenza di pianificazione urbanistica  
 
Capo II – Permesso di costruire  
Sezione I - Nozione e caratteristiche  
Art. 10 (L) - Interventi subordinati a permesso di costruire  
Art. 11 (L) - Caratteristiche del permesso di costruire  
Art. 12 (L) - Presupposti per il rilascio del permesso di costruire  
Art. 13 (L) - Competenza al rilascio del permesso di costruire  
Art. 14 (L) - Permesso di costruire in deroga agli strumenti urbanistici  
Art. 15 (R) - Efficacia temporale e decadenza del permesso di costruire  
 
Sezione II - Contributo di costruzione  
Art. 16 (L) - Contributo per il rilascio del permesso di costruire   
Art. 17 (L) - Riduzione o esonero dal contributo di costruzione   
Art. 18 (L) - Convenzione-tipo  
Art. 19 (L) - Contributo di costruzione per opere o impianti non destinati alla residenza  
 
Sezione III - Procedimento  
Art. 20 (R) - Procedimento per il rilascio del permesso di costruire  
Art. 21 (R) - Intervento sostitutivo regionale  
 
Capo III - Denuncia di inizio attività  
Art. 22 (L) - Interventi subordinati a denuncia di inizio attività  
Art. 23 (R) - Disciplina della denuncia di inizio attività in materia edilizia  
 
TITOLO III - Agibilità degli edifici  
Capo I - Certificato di agibilità  
Art. 24 (L) - Certificato di agibilità  
Art. 25 (R) - Procedura per il rilascio del certificato di agibilità  
Art. 26 (L) - Dichiarazione di inagibilità  
 Pag. 2  
 
TITOLO IV - Vigilanza sull’attività urbanistico-edilizia, responsabilità e sanzioni  

Capo I - Vigilanza sull’attività urbanistico-edilizia e responsabilità  
Art. 27 (L) - Vigilanza sull’attività urbanistico-edilizia  
Art. 28 (L) - Vigilanza su opere di amministrazioni statali  
Art. 29  (L)  - Responsabilità del  titolare della  concessione, del committente, del  costruttore e del direttore  dei  
lavori, nonché anche del progettista per le opere subordinate a denuncia di inizio attività  
 
Capo II - Sanzioni  
Art. 30 (L) - Lottizzazione abusiva  
Art. 31 (L) - Interventi eseguiti in assenza di concessione, in totale difformità o con variazioni essenziali  
Art. 32 (L) - Determinazione delle variazioni essenziali  
Art. 33 (L) - Interventi di ristrutturazione edilizia in assenza di permesso di costruire o in totale difformità  
Art. 34 (L) - Interventi eseguiti in parziale difformità dal permesso di costruire  
Art. 35 (L) - Interventi abusivi realizzati su suoli di proprietà dello Stato o di enti pubblici  
Art. 36 (L) - Accertamento di conformità  
Art.  37  (L)  -  Interventi  eseguiti  in  assenza  o  in  difformità  dalla  denuncia  di  inizio  attività  e  accertamento  di  
conformità  
Art. 38 (L) - Interventi eseguiti in base a permesso di costruire annullato  
Art. 39 (L) - Annullamento del permesso di costruire da parte della Regione  
Art. 40 (L) - Sospensione o demolizione di interventi abusivi da parte della Regione  
Art. 41 (L) - Demolizione di opere abusive  
Art. 42 (L) - Ritardato od omesso versamento del contributo afferente al permesso di costruire  
Art. 43 (L) - Riscossione  
Art. 44 (L) - Sanzioni penali  
Art. 45 (L) - Norme relative all’azione penale  
Art. 46 (L) - Nullità degli atti giuridici relativi ad edifici la cui costruzione abusiva sia iniziata dopo il 17/3/1985  
Art. 47 (L) - Sanzioni a carico dei notai  
Art. 48 (L) - Aziende erogatrici di servizi pubblici  
 
Capo III – Disposizioni fiscali  
Art. 49 (L) - Disposizioni fiscali  
Art. 50 (L) - Agevolazioni tributarie in caso di sanatoria  
Art. 51 (L) - Finanziamenti pubblici e sanatoria   
 
PARTE II – Normativa tecnica per l’edilizia   
Capo I - Disposizioni di carattere generale  
Art. 52 (L) - Tipo di strutture e norme tecniche  
Art. 53 (L) - Definizioni  
Art. 54 (L) - Sistemi costruttivi  
Art. 55 (L) - Edifici in muratura  
Art. 56 (L) - Edifici con struttura a pannelli portanti  
Art. 57 (L) - Edifici con strutture intelaiate  
Art.  58  (L)  -  Produzione  in  serie  in  stabilimenti  di manufatti  in  conglomerato  normale  e  precompresso  e  di  
manufatti complessi in metallo  
Art. 59 (L) - Laboratori  
Art. 60 (L) - Emanazione di norme tecniche  
Art. 61 (L) - Abitati da consolidare  
Art. 62 (L) - Utilizzazione di edifici  
Art. 63 (L) - Opere pubbliche  
 
Capo II – Disciplina delle opere in conglomerato cementizio armato, normale e precompresso e a  
struttura metallica  

Sezione I - Adempimenti  
Art. 64 (L) - Progettazione, direzione, esecuzione, responsabilità  
Art. 65  (R)  -  Denuncia  dei  lavori  di  realizzazione  e  relazione  a  struttura  ultimata  di  opere  di  conglomerato  
cementizio armato, normale e precompresso e a struttura metallica  
Art. 66 (L) - Documenti in cantiere  
Art. 67 (L-R) - Collaudo statico Pag. 3  
 
 
Sezione II - Vigilanza  
Art. 68 (L) - Controlli  
Art. 69 (L) - Accertamenti delle violazioni  
Art. 70 (L) - Sospensione dei lavori  
 
Sezione III – Norme penali  
Art. 71 (L) - Lavori abusivi  
Art. 72 (L) - Omessa denuncia dei lavori  
Art. 73 (L) - Responsabilità del direttore dei lavori  
Art. 74 (L) - Responsabilità del collaudatore  
Art. 75 (L) - Mancanza del certificato di collaudo  
Art. 76 (L) - Comunicazione della sentenza  
 
Capo III - Disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli  
edifici privati, pubblici e privati aperti al pubblico  

Sezione I - Eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati   
Art. 77 (L) - Progettazione di nuovi edifici e ristrutturazione di interi edifici   
Art. 78 (L) - Deliberazioni sull’eliminazione delle barriere architettoniche  
Art. 79  (L)  - Opere  finalizzate all’eliminazione delle barriere architettoniche  realizzate  in deroga ai  regolamenti  
edilizi  
Art. 80 (L) - Rispetto delle norme antisismiche, antincendio e di prevenzione degli infortuni  
Art. 81 (L) - Certificazioni  
 
Sezione II - Eliminazione o superamento delle barriere architettoniche negli edifici pubblici e privati  
aperti al pubblico  
Art.  82  (L)  - Eliminazione  o  superamento delle  barriere  architettoniche  negli  edifici  pubblici  e  privati aperti  al  
pubblico  
 
Capo IV – Provvedimenti per le costruzioni con particolari prescrizioni per le zone sismiche  
Sezione I – Norme per le costruzioni in zone sismiche  
Art. 83 (L) - Opere disciplinate e gradi di sismicità  
Art. 84 (L) - Contenuto delle norme tecniche  
Art. 85 (L) - Azioni sismiche  
Art. 86 (L) - Verifica delle strutture Art. 87 (L) - Verifica delle fondazioni Art. 88 (L) - Deroghe  
Art. 89 (L) - Parere sugli strumenti urbanistici  
Art. 90 (L) - Sopraelevazioni  
Art. 91 (L) - Riparazioni  
Art. 92 (L) - Edifici di speciale importanza artistica  
 
Sezione II - Vigilanza sulle costruzioni in zone sismiche  
Art. 93 (R) - Denuncia dei lavori e presentazione dei progetti di costruzioni in zone sismiche  
Art. 94 (L) - Autorizzazione per l'inizio dei lavori  
 
Sezione III - Repressione delle violazioni  
Art. 95 (L) - Sanzioni penali  
Art. 96 (L) - Accertamento delle violazioni  
Art. 97 (L) - Sospensione dei lavori   
Art. 98 (L) - Procedimento penale   
Art. 99 (L) - Esecuzione d'ufficio  
Art. 100 (L) - Competenza del presidente della giunta regionale  
Art. 101 (L) - Comunicazione del provvedimento al competente ufficio tecnico della regione  
Art. 102 (L) - Modalità per l'esecuzione d'ufficio  
Art. 103 (L) - Vigilanza per l'osservanza delle norme tecniche  
 
Sezione IV - Disposizioni finali  
Art. 104 (L) - Costruzioni in corso in zone sismiche di nuova classificazione Pag. 4  
 
Art. 105 (L) - Costruzioni eseguite col sussidio dello Stato  
Art. 106 (L) - Esenzione per le opere eseguite dal genio militare  
 
Capo V - Norme per la sicurezza degli impianti  
Art. 107 (L) - Ambito di applicazione  
Art. 108 (L) - Soggetti abilitati  
Art. 109 (L) - Requisiti tecnico-professionali  
Art. 110 (L-R) - Progettazione degli impianti  
Art. 111 (R) - Misure di semplificazione per il collaudo degli impianti installati  
Art. 112 (L) - Installazione degli impianti  
Art. 113 (L) - Dichiarazione di conformità  
Art. 114 (L) - Responsabilità del committente o del proprietario  
Art. 115 (L) - Certificato di agibilità  
Art. 116 (L) - Ordinaria manutenzione degli impianti e cantieri  
Art. 117 (R) - Deposito presso lo sportello unico della dichiarazione di conformità o del certificato di collaudo  
Art. 118 (L) - Verifiche  
Art. 119 (L) - Regolamento di attuazione  
Art. 120 (L) - Sanzioni  
Art. 121 (L) - Abrogazione e adeguamento dei regolamenti comunali e regionali  
 
Capo VI - Norme per il contenimento del consumo di energia negli edifici  
Art. 122 (L) - Ambito di applicazione  
Art. 123 (L) - Progettazione, messa in opera ed esercizio di edifici e di impianti  
Art. 124 (L) - Limiti ai consumi di energia  
Art. 125  (L-R)  - Denuncia dei  lavori,  relazione  tecnica e progettazione degli  impianti e delle opere  relativi alle  
fonti rinnovabili di energia, al risparmio e all’uso razionale dell’energia  
Art. 126 (R) - Certificazione di impianti  
Art. 127 (R) - Certificazione delle opere e collaudo   
Art. 128 (L) - Certificazione energetica degli edifici   
Art. 129 (L) - Esercizio e manutenzione degli impianti  
Art. 130 (L) - Certificazioni e informazioni ai consumatori  
Art. 131 (L) - Controlli e verifiche  
Art. 132 (L) - Sanzioni  
Art. 133 (L) - Provvedimenti di sospensione dei lavori  
Art. 134 (L) - Irregolarità rilevate dall'acquirente o dal conduttore  
Art. 135 (L) - Applicazione  
 
PARTE III – Disposizioni finali  
Capo I – Disposizioni finali  
Art. 136 (L-R) - Abrogazioni  
Art. 137 (L) - Norme che rimangono in vigore  
Art. 138 (L) - Entrata in vigore del testo unico 

 
PARTE I – Attività edilizia  
TITOLO I - Disposizioni generali  
Capo I - Attività edilizia  
Art. 1 (L) - Ambito di applicazione  
1. Il presente testo unico contiene i principi fondamentali e generali e le disposizioni per la disciplina dell'attività  
edilizia.  
2.  Restano  ferme  le  disposizioni  in  materia  di  tutela  dei  beni  culturali  e  ambientali  contenute  nel  decreto  
legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, e  le altre normative di settore aventi  incidenza sulla disciplina dell’attività  
edilizia.  
3. Sono fatte salve altresì le disposizioni di cui agli articoli 24 e 25 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112,  
ed alle relative norme di attuazione, in materia di realizzazione, ampliamento, ristrutturazione e riconversione di  
impianti produttivi.  
 
Art. 2 (L) - Competenze delle regioni e degli enti locali  
1. Le regioni esercitano la potestà legislativa concorrente in materia edilizia nel rispetto dei principi fondamentali  
della legislazione statale desumibili dalle disposizioni contenute nel testo unico.  
2. Le  regioni a  statuto  speciale e  le province autonome  di Trento e di Bolzano esercitano  la propria potestà  
legislativa esclusiva, nel rispetto e nei limiti degli statuti di autonomia e delle relative norme di attuazione.  
3. Le disposizioni, anche di dettaglio, del presente testo unico, attuative dei principi di riordino in esso contenuti,  
operano  direttamente  nei  riguardi  delle  regioni  a  statuto  ordinario,  fino  a  quando  esse  non  si  adeguano  ai  
principi medesimi.  
4. I comuni, nell’ambito della propria autonomia statutaria e normativa di cui all’articolo 3 del decreto legislativo  
18 agosto 2000 n. 267, disciplinano l’attività edilizia.  
5.  In nessun caso  le norme del presente  testo unico possono essere  interpretate nel senso della attribuzione  
allo  Stato  di  funzioni  e  compiti  trasferiti,  delegati  o  comunque  conferiti  alle  regioni  e  agli  enti  locali  dalle  
disposizioni vigenti alla data della sua entrata in vigore.  
 
Art. 3 (L) - Definizioni degli interventi edilizi  
(Legge 5 agosto 1978, n. 457, art. 31)  
1. Ai fini del presente testo unico si intendono per:  
a)  "interventi  di  manutenzione  ordinaria",  gli  interventi  edilizi  che  riguardano  le  opere  di  riparazione,  
rinnovamento  e  sostituzione  delle  finiture  degli  edifici  e  quelle  necessarie  ad  integrare  o  mantenere  in  
efficienza gli impianti tecnologici esistenti;  
b) "interventi di manutenzione straordinaria", le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti  
anche  strutturali  degli  edifici,  nonché  per  realizzare  ed  integrare  i  servizi  igienico-sanitari  e  tecnologici,  
sempre che non alterino  i volumi e  le superfici delle singole unità  immobiliari e non comportino modifiche  
delle destinazioni di uso;  
c)  "interventi  di  restauro  e  di  risanamento  conservativo",  gli  interventi  edilizi  rivolti  a  conservare  l'organismo  
edilizio  e  ad  assicurarne  la  funzionalità mediante  un  insieme  sistematico  di  opere  che,  nel  rispetto  degli  
elementi  tipologici,  formali  e  strutturali  dell'organismo  stesso,  ne  consentano  destinazioni  d'uso  con  essi  
compatibili. Tali  interventi comprendono  il consolidamento,  il  ripristino e  il  rinnovo degli elementi costitutivi  
dell'edificio,  l'inserimento  degli  elementi  accessori  e  degli  impianti  richiesti  dalle  esigenze  dell'uso,  
l'eliminazione degli elementi estranei all'organismo edilizio;  
d)  "interventi  di  ristrutturazione  edilizia",  gli  interventi  rivolti  a  trasformare  gli  organismi  edilizi  mediante  un  
insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio  in  tutto o  in parte diverso dal  
precedente. Tali interventi comprendono il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell'edificio,  
l’eliminazione,  la  modifica  e  l'inserimento  di  nuovi  elementi  ed  impianti.  Nell’ambito  degli  interventi  di  
ristrutturazione edilizia  sono  ricompresi anche quelli  consistenti nella demolizione  e  ricostruzione con  la  
stessa  volumetria  e  sagoma  di  quello  preesistente,  fatte  salve  le  sole  innovazioni  necessarie  per  
l'adeguamento alla normativa antisismica; (come modificato dal D.lgs. n. 301/02)  
e)  "interventi  di  nuova  costruzione",  quelli  di  trasformazione  edilizia  e  urbanistica  del  territorio  non  rientranti  
nelle categorie definite alle lettere precedenti. Sono comunque da considerarsi tali:  
e.1) la costruzione di manufatti edilizi fuori terra o interrati, ovvero l'ampliamento di quelli esistenti all'esterno  
della sagoma esistente, fermo restando, per gli interventi pertinenziali, quanto previsto alla lettera e.6);   
e.2) gli interventi di urbanizzazione primaria e secondaria realizzati da soggetti diversi dal Comune; Pag. 6  
 
e.3) la realizzazione di infrastrutture e di impianti, anche per pubblici servizi, che comporti la trasformazione  
in via permanente di suolo inedificato;  
e.4)  l’installazione  di  torri  e  tralicci  per  impianti  radio-ricetrasmittenti  e  di  ripetitori  per  i  servizi  di  
telecomunicazione;  
e.5) l’installazione di manufatti leggeri, anche prefabbricati, e di strutture di qualsiasi genere, quali roulottes,  
campers,  case mobili,  imbarcazioni,  che  siano  utilizzati  come  abitazioni,  ambienti  di  lavoro,  oppure  
come  depositi,  magazzini  e  simili,  e  che  non  siano  diretti  a  soddisfare  esigenze  meramente  
temporanee;  
e.6) gli  interventi  pertinenziali  che  le  norme  tecniche  degli  strumenti  urbanistici,  in  relazione  alla  
zonizzazione e al pregio ambientale e paesaggistico delle aree, qualifichino come  interventi di nuova  
costruzione,  ovvero  che  comportino  la  realizzazione  di  un  volume  superiore  al  20%  del  volume  
dell’edificio principale;  
e.7)  la  realizzazione  di  depositi  di merci  o  di materiali,  la  realizzazione  di  impianti  per  attività  produttive  
all'aperto ove comportino  l'esecuzione di  lavori cui consegua  la  trasformazione permanente del suolo  
inedificato;  
f) gli "interventi di ristrutturazione urbanistica", quelli rivolti a sostituire l'esistente tessuto urbanistico-edilizio con  
altro diverso, mediante un  insieme sistematico di  interventi edilizi, anche con  la modificazione del disegno  
dei lotti, degli isolati e della rete stradale.  
2.  Le  definizioni  di  cui  al  comma  1  prevalgono  sulle  disposizioni  degli  strumenti  urbanistici  generali  e  dei  
regolamenti  edilizi.  Resta  ferma  la  definizione  di  restauro  prevista  dall’articolo  34  del  decreto  legislativo  29  
ottobre 1999, n. 490.  
 
Art. 4 (L) - Contenuto necessario dei regolamenti edilizi comunali  
(Legge 17 agosto 1942, n. 1150, art. 33)  
1.  Il  regolamento che  i Comuni adottano ai sensi dell’articolo 2, comma 4, deve contenere  la disciplina delle  
modalità costruttive, con particolare  riguardo al  rispetto delle normative  tecnico-estetiche,  igienico-sanitarie, di  
sicurezza e vivibilità degli immobili e delle pertinenze degli stessi.  
2.  Nel  caso  in  cui  il  Comune  intenda  istituire  la  Commissione  edilizia,  il  regolamento  indica  gli  interventi  
sottoposti al preventivo parere di tale organo consultivo.  
 
Art. 5 (R) - Sportello unico per l’edilizia  
(d.l. 5 ottobre 1993, n. 398, art. 4, commi 1, 2, 3, 4, 5 e 6, convertito dalla legge 4 dicembre 1993, n. 493; art.  
220, R. D. 27 luglio 1934, n. 1265)  
1. Le amministrazioni comunali, nell’ambito della propria autonomia organizzativa, provvedono, anche mediante  
esercizio in forma associata delle strutture ai sensi del Capo V, Titolo II, del decreto legislativo 18 agosto 2000,  
n. 267, ovvero accorpamento, disarticolazione, soppressione di uffici o organi già esistenti, a costituire un ufficio  
denominato Sportello unico per l’edilizia, che cura tutti i rapporti fra il privato, l’amministrazione e, ove occorra,  
le altre amministrazioni tenute a pronunciarsi in ordine all’intervento edilizio oggetto della richiesta di permesso  
o di denuncia di inizio attività.  
2. Tale ufficio provvede in particolare :  
a) alla ricezione delle denunce di inizio attività e delle domande per il rilascio di permessi di costruire e di ogni  
altro  atto  di  assenso  comunque  denominato  in  materia  di  attività  edilizia,  ivi  compreso  il  certificato  di  
agibilità, nonché dei progetti approvati dalla Soprintendenza ai sensi e per gli effetti degli articoli 36, 38 e  
46 del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490; b) a fornire informazioni sulle materie di cui al punto a),  
anche mediante predisposizione di un archivio  informatico contenente  i necessari elementi normativi, che  
consenta  a  chi  vi  abbia  interesse  l’accesso  gratuito,  anche  in  via  telematica,  alle  informazioni  sugli  
adempimenti necessari per  lo  svolgimento delle procedure previste dal presente  regolamento, all’elenco  
delle domande presentate, allo stato del  loro  iter procedurale, nonché a  tutte  le possibili  informazioni utili  
disponibili;  
d) all’adozione, nelle medesime materie, dei provvedimenti in tema di accesso ai documenti amministrativi in  
favore di chiunque vi abbia interesse ai sensi dell’articolo 22 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241,  
nonché delle norme comunali di attuazione;  
e)  al  rilascio  dei  permessi  di  costruire,  dei  certificati  di  agibilità,  nonché  delle  certificazioni  attestanti  le  
prescrizioni  normative  e  le  determinazioni  provvedimentali  a  carattere  urbanistico,  paesaggistico-
ambientale,  edilizio  e  di  qualsiasi  altro  tipo  comunque  rilevanti  ai  fini  degli  interventi  di  trasformazione  
edilizia del territorio; Pag. 7  
 
f)  alla  cura  dei  rapporti  tra  l’amministrazione  comunale,  il  privato  e  le  altre  amministrazioni  chiamate  a  
pronunciarsi in ordine all’intervento edilizio oggetto dell’istanza o denuncia, con particolare riferimento agli  
adempimenti connessi all’applicazione della parte II del testo unico.  
3. Ai fini del rilascio del permesso di costruire o del certificato di agibilità, l’ufficio di cui al comma 1 acquisisce  
direttamente, ove questi non siano stati già allegati dal richiedente:  
a) il parere dell’ASL nel caso in cui non possa essere sostituito da una autocertificazione ai sensi dell’articolo  
20, comma 1;  
b) il parere dei vigili del fuoco, ove necessario, in ordine al rispetto della normativa antincendio.  
4. L’ufficio cura altresì gli incombenti necessari ai fini dell’acquisizione, anche mediante conferenza di servizi ai  
sensi  degli  articoli  14,  14-bis,  14-ter,  14-quater  della  legge  7  agosto  1990,  n.  241,  degli  atti  di  assenso,  
comunque denominati, necessari ai  fini della  realizzazione dell’intervento edilizio. Nel novero di detti assensi  
rientrano, in particolare:  
a)  le  autorizzazioni  e  certificazioni  del  competente  ufficio  tecnico  della  regione,  per  le  costruzioni  in  zone  
sismiche di cui agli articoli 61, 94 e 62;  
b)  l’assenso dell’amministrazione militare per  le costruzioni nelle zone di salvaguardia contigue ad opere di  
difesa dello Stato o a stabilimenti militari, di cui all’articolo 16 della legge 24 dicembre 1976, n. 898;  
c) l’autorizzazione del direttore della circoscrizione doganale in caso di costruzione, spostamento e modifica di  
edifici nelle zone di salvaguardia in prossimità della linea doganale e nel mare territoriale, ai sensi e per gli  
effetti dell’articolo 19 del decreto legislativo 8 novembre 1990, n. 374;  
d) l’autorizzazione dell’autorità competente per le costruzioni su terreni confinanti con il demanio marittimo, ai  
sensi  e  per  gli  effetti  dell’articolo  55  del  codice  della  navigazione;  e)  gli  atti  di  assenso,  comunque  
denominati, previsti per gli interventi edilizi su immobili vincolati ai sensi degli articoli 21, 23, 24, e 151 del  
decreto  legislativo  29  ottobre  1999,  n.  490,  fermo  restando  che,  in  caso  di  dissenso  manifestato  
dall’amministrazione preposta alla  tutela dei beni culturali, si procede ai sensi dell’articolo 25 del decreto  
legislativo 29 ottobre 1999, n. 490;  
f) il parere vincolante della Commissione per la salvaguardia di Venezia, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 6  
della legge 16 aprile 1973, n. 171, e successive modificazioni, salvi i casi in cui vi sia stato l’adeguamento  
al piano comprensoriale previsto dall’articolo 5 della stessa legge, per l’attività edilizia nella laguna veneta,  
nonché  nel  territorio  dei  centri  storici  di  Chioggia  e  di  Sottomarina  e  nelle  isole  di  Pellestrina,  Lido  e  
Sant’Erasmo; g) il parere dell’autorità competente in tema di assetti e vincoli idrogeologici; h) gli assensi in  
materia di servitù viarie, ferroviarie, portuali ed aeroportuali;  
i) il nulla-osta dell’autorità competente ai sensi dell’articolo 13 della legge 6 dicembre 1991, n. 394, in tema di  
aree naturali protette.  
 
TITOLO II - Titoli abilitativi  

Capo I - Disposizioni generali  Art. 6 (L) - Attività edilizia libera  
(Legge 28 gennaio 1977, n. 10, art. 9, lett. c); legge 9 gennaio 1989, n. 13, art. 7, commi 1 e 2; decreto legge  
23 gennaio 1982, n. 9, art. 7, comma 4, convertito in legge 25 marzo 1982, n. 94)  
1. Salvo più restrittive disposizioni previste dalla disciplina regionale e dagli strumenti urbanistici, e comunque  
nel rispetto delle altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell'attivita' edilizia e, in particolare,  
delle disposizioni contenute nel decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, i seguenti interventi possono essere  
eseguiti senza titolo abilitativo:  
a) interventi di manutenzione ordinaria;  
b)  interventi volti all'eliminazione di barriere architettoniche che non comportino  la  realizzazione di  rampe o di  
ascensori esterni, ovvero di manufatti che alterino la sagoma dell'edificio;  
c) opere temporanee per attività di ricerca nel sottosuolo che abbiano carattere geognostico o siano eseguite in  
aree esterne al centro edificato.  
Art. 7 (L) - Attività edilizia delle pubbliche amministrazioni  
(Legge 17 agosto 1942, n. 1150, art. 31, comma 3; d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267, art. 34; d.P.R. 24 luglio 1977,  
n. 616, art. 81; d.P.R. 18 aprile 1994, n. 383; d.l. 5 ottobre 1993, n. 398, art. 4, comma 16, convertito dalla legge  
4 dicembre 1993, n. 493)  
1. Non si applicano le disposizioni del presente titolo per:  
a)  opere  e  interventi  pubblici  che  richiedano  per  la  loro  realizzazione  l’azione  integrata  e  coordinata  di  una Pag. 8  
 
pluralità  di  amministrazioni  pubbliche  allorché  l’accordo  delle  predette  amministrazioni,  raggiunto  con  
l’assenso del comune interessato, sia pubblicato ai sensi dell’articolo 34, comma 4, del decreto legislativo 18  
agosto 2000, n. 267;  
b) opere pubbliche, da eseguirsi da amministrazioni statali o comunque insistenti su aree del demanio statale e  
opere  pubbliche  di  interesse  statale,  da  realizzarsi  dagli  enti  istituzionalmente  competenti,  ovvero  da  
concessionari  di  servizi  pubblici,  previo  accertamento  di  conformità  con  le  prescrizioni  urbanistiche  ed  
edilizie ai sensi del D.P.R. 18 aprile 1994, n. 383, e successive modificazioni;  
c) opere pubbliche dei comuni deliberate dal consiglio comunale, ovvero dalla giunta comunale, assistite dalla  
validazione del progetto, ai sensi dell’art. 47 del d.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554.  
Art. 8 (L) - Attività edilizia dei privati su aree demaniali  
(legge 17 agosto 1942, n. 1150, art. 31, comma 3)  
1.  La  realizzazione  da  parte  di  privati  di  interventi  edilizi  su  aree  demaniali  è  disciplinata  dalle  norme  del  
presente testo unico.  
Art. 9 (L) - Attività edilizia in assenza di pianificazione urbanistica  
(legge n. 10 del 1977, art. 4, u.c.; legge n. 457 del 1978, art. 27, u.c.)  
1. Salvi i più restrittivi limiti fissati dalle leggi regionali e nel rispetto delle norme previste dal decreto legislativo  
29 ottobre 1999, n. 490, nei comuni sprovvisti di strumenti urbanistici sono consentiti:  
a)  gli  interventi  previsti  dalle  lettere  a),  b),  e  c)  del  primo  comma  dell'articolo  3  che  riguardino  singole  unità  
immobiliari o parti di esse;  
b)  fuori  dal  perimetro  dei  centri  abitati,  gli  interventi  di  nuova  edificazione  nel  limite  della  densità massima  
fondiaria  di  0,03  metri  cubi  per  metro  quadro;  in  caso  di  interventi  a  destinazione  produttiva,  la  superficie  
coperta non può comunque superare un decimo dell’area di proprietà.  
2.  Nelle  aree  nelle  quali  non  siano  stati  approvati  gli  strumenti  urbanistici  attuativi  previsti  dagli  strumenti  
urbanistici generali come presupposto per l’edificazione, oltre agli interventi indicati al comma 1, lettera a), sono  
consentiti  gli  interventi  di  cui  alla  lettera  d)  del  primo  comma  dell'articolo  3  del  presente  testo  unico  che  
riguardino  singole  unità  immobiliari  o  parti  di  esse.  Tali  ultimi  interventi  sono  consentiti  anche  se  riguardino  
globalmente uno o più edifici e modifichino fino al 25 per cento delle destinazioni preesistenti, purché il titolare  
del permesso si impegni, con atto trascritto a favore del comune e a cura e spese dell'interessato, a praticare,  
limitatamente alla percentuale mantenuta ad uso residenziale, prezzi di vendita e canoni di locazione concordati  
con il comune ed a concorrere negli oneri di urbanizzazione di cui alla sezione II del capo II del presente titolo.  
 
Capo II - Permesso di costruire 
Sezione I - Nozione e caratteristiche  
Art. 10 (L) - Interventi subordinati a permesso di costruire  
(Legge n. 10 del 1977, art. 1; legge 28 febbraio 1985, n. 47, art. 25, comma 4)  
1. Costituiscono interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio e sono subordinati a permesso  
di costruire:  
a) gli interventi di nuova costruzione;  
b) gli interventi di ristrutturazione urbanistica;  
c) gli interventi di ristrutturazione edilizia che portino ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal  
precedente  e  che  comportino  aumento  di  unità  immobiliari,  modifiche  del  volume,  della  sagoma,  dei  
prospetti  o  delle  superfici,  ovvero  che,  limitatamente  agli  immobili  compresi  nelle  zone  omogenee  A,  
comportino mutamenti della destinazione d’uso. (come modificato dal D.lgs. n. 301/02)  
2. Le regioni stabiliscono con legge quali mutamenti, connessi o non connessi a trasformazioni fisiche, dell’uso  
di immobili o di loro parti, sono subordinate a permesso di costruire o a denuncia di inizio attività.  
3. Le regioni possono altresì individuare con legge ulteriori interventi che, in relazione all’incidenza sul territorio  
e  sul  carico  urbanistico,  sono  sottoposti  al  preventivo  rilascio  del  permesso  di  costruire.  La  violazione  delle  
disposizioni  regionali emanate ai sensi del presente comma non comporta  l’applicazione delle sanzioni di cui  
all’articolo 44.  
 
Art. 11 (L) - Caratteristiche del permesso di costruire
 
(Legge 28 gennaio 1977, n. 10, art. 4, commi 1, 2 e 6; legge 23 dicembre 1994, n. 724, art. 39, comma 2) Pag. 9  
 
1. Il permesso di costruire è rilasciato al proprietario dell’immobile o a chi abbia titolo per richiederlo.  
2.  Il permesso di costruire è  trasferibile,  insieme all’immobile, ai  successori o aventi  causa. Esso non  incide  
sulla  titolarità della proprietà o di altri diritti  reali  relativi agli  immobili  realizzati per  effetto del  suo  rilascio. E’  
irrevocabile ed è oneroso ai sensi dell’articolo 16.  
3. Il rilascio del permesso di costruire non comporta limitazione dei diritti dei terzi.  
 
Art. 12 (L) - Presupposti per il rilascio del permesso di costruire  
(art. 4, comma 1, legge n. 10 del 1977; art. 31, comma 4, legge n. 1150 del 1942; art. unico legge 3 novembre  
1952, n. 1902)  
1.  Il permesso di costruire è  rilasciato  in conformità alle previsioni degli strumenti urbanistici, dei  regolamenti  
edilizi e della disciplina urbanistico-edilizia vigente.  
2. Il permesso di costruire è comunque subordinato alla esistenza delle opere di urbanizzazione primaria o alla  
previsione da parte del  comune dell'attuazione delle  stesse nel  successivo  triennio, ovvero all'impegno degli  
interessati  di  procedere  all'attuazione  delle medesime  contemporaneamente  alla  realizzazione  dell'intervento  
oggetto del permesso.  
3.  In  caso  di  contrasto  dell’intervento  oggetto  della  domanda  di  permesso  di  costruire  con  le  previsioni  di  
strumenti urbanistici adottati, è sospesa ogni determinazione in ordine alla domanda. La misura di salvaguardia  
non  ha  efficacia  decorsi  tre  anni  dalla  data  di  adozione  dello  strumento  urbanistico,  ovvero  cinque  anni  
nell’ipotesi in cui lo strumento urbanistico sia stato sottoposto all’amministrazione competente all’approvazione  
entro un anno dalla conclusione della fase di pubblicazione.  
4.  A  richiesta  del  sindaco,  e  per  lo  stesso  periodo,  il  presidente  della  giunta  regionale,  con  provvedimento  
motivato da notificare all'interessato, può ordinare la sospensione di interventi di trasformazione urbanistica ed  
edilizia del territorio che siano tali da compromettere o rendere più onerosa l'attuazione degli strumenti  
urbanistici.  
 
Art. 13 (L) - Competenza al rilascio del permesso di costruire  
(Legge 28 gennaio 1977, n. 10, art. 4, comma 1; d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267, art.107 e 109; legge 17 agosto  
1942, n. 1150, art. 41-quater)  
1. Il permesso di costruire è rilasciato dal dirigente o responsabile del competente ufficio comunale nel rispetto  
delle leggi, dei regolamenti e degli strumenti urbanistici.  
2. La  regione disciplina  l'esercizio dei poteri sostitutivi di cui all’articolo 21, comma 2, per  il caso di mancato  
rilascio del permesso di costruire entro i termini stabiliti.  
 
Art. 14 (L) - Permesso di costruire in deroga agli strumenti urbanistici  

(Legge  17  agosto 1942, n. 1150, art. 41-quater;  d.lgs.  n. 267  del  2000,  art.  42,  comma  2,  lett. b);  legge  21  
dicembre 1955, n. 1357, art. 3)  
1. Il permesso di costruire in deroga agli strumenti urbanistici generali è rilasciato esclusivamente per edifici ed  
impianti pubblici o di interesse pubblico, previa deliberazione del consiglio comunale, nel rispetto  
comunque delle disposizioni contenute nel decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490 e delle altre normative di  
settore aventi incidenza sulla disciplina dell’attività edilizia.  
2. Dell’avvio del procedimento  viene data comunicazione agli  interessati ai  sensi dell’articolo 7 della  legge 7  
agosto 1990, n. 241.  
3. La deroga, nel rispetto delle norme igieniche, sanitarie e di sicurezza, può riguardare esclusivamente i limiti  
di  densità  edilizia,  di  altezza  e  di  distanza  tra  i  fabbricati  di  cui  alle  norme  di  attuazione  degli  strumenti  
urbanistici generali ed esecutivi, fermo restando in ogni caso il rispetto delle disposizioni di cui agli articoli 7,  
8 e 9 del decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444.  
 
Art. 15 (R) - Efficacia temporale e decadenza del permesso di costruire  
(Legge 28 gennaio 1977, n. 10, art. 4, commi 3, 4 e 5; legge 17 agosto 1942 n. 1150, art. 31, comma 11)  
1. Nel permesso di costruire sono indicati i termini di inizio e di ultimazione dei lavori.  
2.  Il  termine  per  l’inizio  dei  lavori  non  può  essere  superiore  ad  un  anno  dal  rilascio  del  titolo;  quello  di  
ultimazione,  entro  il  quale  l’opera  deve  essere  completata  non  può  superare  i  tre  anni  dall’inizio  dei  lavori.  
Entrambi  i  termini possono essere prorogati, con provvedimento motivato, per  fatti sopravvenuti estranei alla  
volontà del  titolare del permesso. Decorsi  tali  termini  il permesso decade di diritto per  la parte non eseguita, Pag. 10  
 
tranne che, anteriormente alla scadenza venga  richiesta una proroga. La proroga può essere accordata, con  
provvedimento  motivato,  esclusivamente  in  considerazione  della  mole  dell'opera  da  realizzare  o  delle  sue  
particolari caratteristiche  tecnico-costruttive, ovvero quando si  tratti di opere pubbliche  il cui  finanziamento sia  
previsto in più esercizi finanziari.  
3. La realizzazione dell'a parte dell'intervento non ultimata nel termine stabilito è subordinata al rilascio di nuovo  
permesso per  le opere ancora da eseguire,  salvo  che  le  stesse non  rientrino  tra quelle  realizzabili mediante  
denuncia di inizio attività ai sensi dell’articolo 22. Si procede altresì, ove necessario, al ricalcolo del contributo di  
costruzione.  
4. Il permesso decade con l’entrata in vigore di contrastanti previsioni urbanistiche, salvo che i lavori siano già  
iniziati e vengano completati entro il termine di tre anni dalla data di inizio.  
 
Sezione II - Contributo di costruzione  
Art. 16 (L) - Contributo per il rilascio del permesso di costruire  
(Legge 28 gennaio 1977 n. 10, artt. 3; 5, comma 1; 6, commi 1, 4 e 5; 11; legge 5 agosto 1978, n. 457, art. 47;  
legge 24 dicembre 1993, n. 537, art. 7; legge 29 settembre 1964, n. 847, artt. 1, comma 1, lettere b) e c), e 4;  
legge 22 ottobre 1971, n. 865, art. 44; legge 11 marzo 1988, n. 67, art. 17; d.lgs. 5 febbraio 1997, n 22, art. 58,  
comma 1; legge 23 dicembre 1998, n. 448, art. 61, comma 2)  
1.  Salvo  quanto  disposto  all'articolo  17,  comma  3,  il  rilascio  del  permesso  di  costruire  comporta  la  
corresponsione  di  un  contributo  commisurato  all’incidenza  degli  oneri  di  urbanizzazione  nonché  al  costo  di  
costruzione, secondo le modalità indicate nel presente articolo.  
2. La quota di contributo  relativa agli oneri di urbanizzazione va corrisposta al comune all'atto del  rilascio del  
permesso di costruire e, su richiesta dell’interessato, può essere rateizzata. A scomputo totale o parziale della  
quota dovuta,  il  titolare del permesso può obbligarsi a  realizzare direttamente  le opere di urbanizzazione, nel  
rispetto dell'articolo 2, comma 5, della legge 11 febbraio 1994, n. 109, e successive modificazioni, con le  
modalità e le garanzie stabilite dal comune, con conseguente acquisizione delle opere realizzate al patrimonio  
indisponibile del comune. (come modificato dal D.lgs. n. 301/02)  
3. La quota di contributo relativa al costo di costruzione, determinata all'atto del rilascio, è corrisposta in corso  
d'opera, con le modalità e le garanzie stabilite dal comune, non oltre sessanta giorni dalla ultimazione  
della costruzione.  
4.  L'incidenza  degli  oneri  di  urbanizzazione  primaria  e  secondaria  è  stabilita  con  deliberazione  del  consiglio  
comunale in base alle tabelle parametriche che la regione definisce per classi di comuni in relazione:  
a) all'ampiezza ed all'andamento demografico dei comuni;  
b) alle caratteristiche geografiche dei comuni;  
c) alle destinazioni di zona previste negli strumenti urbanistici vigenti;  
d)  ai  limiti  e  rapporti minimi  inderogabili  fissati  in  applicazione  dall'articolo  41-quinquies,  penultimo  e  ultimo  
comma,  della  legge  17  agosto  1942,  n.  1150,  e  successive modifiche  e  integrazioni,  nonché  delle  leggi  
regionali.  
5. Nel caso di mancata definizione delle tabelle parametriche da parte della regione e fino alla definizione delle  
tabelle stesse, i comuni provvedono, in via provvisoria, con deliberazione del consiglio comunale.  
6. Ogni cinque anni  i comuni provvedono ad aggiornare gli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria,  in  
conformità  alle  relative  disposizioni  regionali,  in  relazione  ai  riscontri  e  prevedibili  costi  delle  opere  di  
urbanizzazione primaria, secondaria e generale.  
7. Gli oneri di urbanizzazione primaria sono relativi ai seguenti interventi: strade residenziali, spazi di sosta o di  
parcheggio,  fognature,  rete  idrica,  rete di distribuzione dell'energia elettrica e del gas, pubblica  illuminazione,  
spazi di verde attrezzato.  
7-bis. Tra gli  interventi di urbanizzazione primaria di cui al comma 7  rientrano  i cavedi multiservizi e  i  
cavidotti per il passaggio di reti di telecomunicazioni, salvo nelle aree individuate dai comuni sulla base  
dei criteri definiti dalle regioni. (comma introdotto dall'articolo 40, comma 8, della legge n. 166 del 2002)  
8. Gli oneri di urbanizzazione secondaria sono relativi ai seguenti interventi: asili nido e scuole materne, scuole  
dell’obbligo nonché strutture e complessi per  l’istruzione superiore all’obbligo, mercati di quartiere, delegazioni  
comunali,  chiese  e  altri  edifici  religiosi,  impianti  sportivi  di  quartiere,  aree  verdi  di  quartiere,  centri  sociali  e  
attrezzature  culturali  e  sanitarie.  Nelle  attrezzature  sanitarie  sono  ricomprese  le  opere,  le  costruzioni  e  gli  
impianti destinati allo smaltimento, al  riciclaggio o alla distruzione dei  rifiuti urbani, speciali, pericolosi, solidi e  
liquidi, alla bonifica di aree inquinate.  
9.  Il costo di costruzione per  i nuovi edifici è determinato periodicamente dalle  regioni con  riferimento ai costi  
massimi  ammissibili  per  l'edilizia  agevolata,  definiti  dalle  stesse  regioni  a  norma  della  lettera  g)  del  primo Pag. 11  
 
comma dell'art. 4 della legge  5 agosto 1978, n. 457. Con lo stesso provvedimento le regioni identificano classi  
di  edifici  con  caratteristiche  superiori  a  quelle  considerate  nelle  vigenti  disposizioni  di  legge  per  l'edilizia  
agevolata, per le quali sono determinate maggiorazioni del detto costo di costruzione in misura non superiore al  
50  per  cento.  Nei  periodi  intercorrenti  tra  le  determinazioni  regionali,  ovvero  in  eventuale  assenza  di  tali  
determinazioni, il costo di costruzione è adeguato annualmente, ed autonomamente, in ragione dell'intervenuta  
variazione dei costi di costruzione accertata dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT). Il contributo afferente al  
permesso di costruire comprende una quota di detto costo, variabile dal 5 per cento al 20 per cento, che viene  
determinata  dalle  regioni  in  funzione  delle  caratteristiche  e  delle  tipologie  delle  costruzioni  e  della  loro  
destinazione ed ubicazione.  
10. Nel  caso  di  interventi  su  edifici  esistenti  il  costo  di  costruzione  è  determinato  in  relazione  al  costo  degli  
interventi  stessi,  così  come  individuati  dal  comune  in  base  ai  progetti  presentati  per  ottenere  il  permesso  di  
costruire. Al  fine di  incentivare  il  recupero del patrimonio edilizio esistente, per gli  interventi di  ristrutturazione  
edilizia di cui all'articolo 3, comma 1, lettera d), i comuni hanno comunque la facoltà di deliberare che i costi di  
costruzione ad essi relativi non superino i valori determinati per le nuove costruzioni ai sensi del comma 6  
 
Art. 17 (L) - Riduzione o esonero dal contributo di costruzione.  
(Legge 28 gennaio 1977 n. 10, artt. 7, comma 1; 9; d.l. 23 gennaio 1982, n. 9, artt. 7 e 9, convertito in legge 25  
marzo 1982, n. 94; legge 24 marzo 1989, n. 122, art. 11; legge 9 gennaio 1991, n. 10, art. 26, comma 1; legge  
662 del 1996, art. 2, comma 60)  
1.  Nei  casi  di  edilizia  abitativa  convenzionata,  relativa  anche  ad  edifici  esistenti,  il  contributo  afferente  al  
permesso di costruire è  ridotto alla sola quota degli oneri di urbanizzazione qualora  il  titolare del permesso si  
impegni,  a mezzo  di  una  convenzione  con  il  comune,  ad  applicare  prezzi  di  vendita  e  canoni  di  locazione  
determinati ai sensi della convenzione-tipo prevista dall’articolo 18.  
2. Il contributo per la realizzazione della prima abitazione è pari a quanto stabilito per la corrispondente edilizia  
residenziale pubblica, purché sussistano i requisiti indicati dalla normativa di settore.  
3. Il contributo di costruzione non è dovuto:  
a) per gli interventi da realizzare nelle zone agricole, ivi comprese le residenze, in funzione della conduzione del  
fondo  e  delle  esigenze  dell’imprenditore  agricolo  a  titolo  principale,  ai  sensi  dell’articolo  12  della  legge  9  
maggio 1975, n. 153;  
b) per gli interventi di ristrutturazione e di ampliamento, in misura non superiore al 20%, di edifici unifamiliari;  
c)  per  gli  impianti,  le  attrezzature,  le  opere  pubbliche  o  di  interesse  generale  realizzate  dagli  enti  
istituzionalmente competenti nonché per le opere di urbanizzazione, eseguite anche da privati, in attuazione  
di strumenti urbanistici;  
d)  per  gli  interventi  da  realizzare  in  attuazione  di  norme  o  di  provvedimenti  emanati  a  seguito  di  pubbliche  
calamità;  
e)  per  i  nuovi  impianti,  lavori,  opere,  modifiche,  installazioni,  relativi  alle  fonti  rinnovabili  di  energia,  alla  
conservazione, al  risparmio e all'uso  razionale dell'energia, nel  rispetto delle norme urbanistiche, di  tutela  
artistico-storica e ambientale.  
4. Per gli interventi da realizzare su immobili di proprietà dello Stato il contributo di costruzione è commisurato  
alla incidenza delle sole opere di urbanizzazione.  
 
Art. 18 (L) - Convenzione-tipo  
(Legge 28 gennaio 1977, n. 10, art. 8; legge 17 febbraio 1992, n. 179, art. 23, comma 6)  
1. Ai  fini del  rilascio del permesso di  costruire  relativo agli  interventi di edilizia abitativa di  cui all’articolo 17,  
comma  1,  la  regione  approva  una  convenzione-tipo,  con  la  quale  sono  stabiliti  i  criteri  nonché  i  parametri,  
definiti  con meccanismi  tabellari  per  classi  di  comuni,  ai  quali  debbono  uniformarsi  le  convenzioni  comunali  
nonché gli atti di obbligo in ordine essenzialmente a:  
a) l'indicazione delle caratteristiche tipologiche e costruttive degli alloggi;  
b) la determinazione dei prezzi di cessione degli alloggi, sulla base del costo delle aree, così come definito dal  
comma  successivo,  della  costruzione  e  delle  opere  di  urbanizzazione,  nonché  delle  spese  generali,  
comprese quelle per la progettazione e degli oneri di preammortamento e di finanziamento;  
c) la determinazione dei canoni di locazione in percentuale del valore desunto dai prezzi fissati per la cessione  
degli alloggi;  
d) la durata di validità della convenzione non superiore a 30 e non inferiore a 20 anni.  
2. La regione stabilisce criteri e parametri per la determinazione del costo delle aree, in misura tale che la sua Pag. 12  
 
incidenza non superi il 20 per cento del costo di costruzione come definito ai sensi dell’articolo 16.  
3.  Il  titolare del permesso può chiedere  che  il  costo delle aree, ai  fini della  convenzione,  sia   determinato  in  
misura pari al valore definito  in occasione di  trasferimenti di proprietà avvenuti nel quinquennio anteriore alla  
data della convenzione.  
4. I prezzi di cessione ed i canoni di locazione determinati nelle convenzioni ai sensi del primo comma sono  
suscettibili di periodiche variazioni, con frequenza non inferiore al biennio, in relazione agli indici ufficiali ISTAT  
dei costi di costruzione intervenuti dopo la stipula delle convenzioni medesime.  
5. Ogni pattuizione stipulata  in violazione dei prezzi di cessione e dei canoni di  locazione è nulla per  la parte  
eccedente.  
 
Art. 19 (L) - Contributo di costruzione per opere o impianti non destinati alla residenza  
(Legge 28 gennaio 1977, n. 10, art. 10)  
1. Il permesso di costruire relativo a costruzioni o impianti destinati ad attività industriali o artigianali dirette alla  
trasformazione  di  beni  ed  alla  prestazione  di  servizi  comporta  la  corresponsione  di  un  contributo  pari  alla  
incidenza delle opere di urbanizzazione, di quelle necessarie al  trattamento e allo smaltimento dei rifiuti solidi,  
liquidi e gassosi e di quelle necessarie alla sistemazione dei  luoghi ove ne siano alterate  le caratteristiche. La  
incidenza di  tali opere è stabilita con deliberazione del consiglio comunale  in base a parametri che  la regione  
definisce  con  i  criteri  di  cui  al  comma  4,  lettere  a)  e  b)  dell’articolo  16,  nonché  in  relazione  ai  tipi  di  attività  
produttiva.  
2.  Il  permesso  di  costruire  relativo  a  costruzioni  o  impianti  destinati  ad  attività  turistiche,  commerciali  e  
direzionali  o  allo  svolgimento  di  servizi  comporta  la  corresponsione  di  un  contributo  pari  all'incidenza  delle  
opere di urbanizzazione, determinata ai sensi dell’articolo 16, nonché una quota non superiore al 10 per cento  
del  costo documentato di costruzione da  stabilirsi,  in  relazione ai diversi  tipi di attività,  con deliberazione del  
consiglio comunale.  
3. Qualora la destinazione d'uso delle opere indicate nei commi precedenti, nonché di quelle nelle zone agricole  
previste  dall’articolo  17,  venga  comunque  modificata  nei  dieci  anni  successivi  all'ultimazione  dei  lavori,  il  
contributo di costruzione è dovuto nella misura massima corrispondente alla nuova destinazione, determinata  
con riferimento al momento dell’intervenuta variazione.  
 
Sezione III - Procedimento  

Art. 20 (R) - Procedimento per il rilascio del permesso di costruire  
(d.l. 5 ottobre 1993, n. 398, art. 4, commi 1, 2, 3 e 4, convertito dalla legge 4 dicembre 1993, n. 493)  
1.  La  domanda  per  il  rilascio  del  permesso  di  costruire,  sottoscritta  da  uno  dei  soggetti  legittimati  ai  sensi  
dell’articolo  11,  va  presentata  allo  sportello  unico  corredata  da  un’attestazione  concernente  il  titolo  di  
legittimazione, dagli elaborati progettuali richiesti dal regolamento edilizio, e quando ne ricorrano i presupposti,  
dagli altri documenti previsti dalla parte II, nonché da un’autocertificazione circa la conformità del progetto alle  
norme igienico-sanitarie nel caso in cui il progetto riguardi interventi di edilizia residenziale ovvero la verifica in  
ordine a tale conformità non comporti valutazioni tecnico-discrezionali.  
2. Lo sportello unico comunica entro dieci giorni al richiedente il nominativo del responsabile del procedimento  
ai  sensi  degli  articoli  4  e  5  della  legge  7  agosto  1990,  n.  241,  e  successive  modificazioni.  L’esame  delle  
domande si svolge secondo l’ordine cronologico di presentazione.  
3. Entro sessanta giorni dalla presentazione della domanda,  il responsabile del procedimento cura  l’istruttoria,  
acquisisce,  avvalendosi  dello  sportello  unico,  i  prescritti  pareri  dagli  uffici  comunali,  nonché  i  pareri  di  cui  
all’articolo  5,  comma  3,  sempre  che  gli  stessi  non  siano  già  stati  allegati  alla  domanda  del  richiedente  e,  
valutata la conformità del progetto alle normativa vigente, formula una proposta di provvedimento, corredata da  
una dettagliata relazione, con la qualificazione tecnico giuridica dell’intervento richiesto.  
4.  Il  responsabile  del  procedimento,  qualora  ritenga  che  ai  fini  del  rilascio  del  permesso  di  costruire  sia  
necessario apportare modifiche di modesta entità rispetto al progetto originario, può, nello stesso termine di cui  
al  comma  3,  richiedere  tali  modifiche,  illustrandone  le  ragioni.  L’interessato  si  pronuncia  sulla  richiesta  di  
modifica entro il termine fissato e, in caso di adesione, è tenuto ad integrare la documentazione nei successivi  
quindici giorni. La richiesta di cui al presente comma sospende,  fino al relativo esito,  il decorso del  termine di  
cui al comma 3.  
5.  Il  termine di cui al comma 3 può essere  interrotto una sola volta dal  responsabile del procedimento, entro  
quindici giorni dalla presentazione della domanda, esclusivamente per  la motivata  richiesta di documenti che  
integrino  o  completino  la  documentazione  presentata  e  che  non  siano  già  nella  disponibilità  
dell’amministrazione  o  che  questa  non  possa  acquisire  autonomamente.  In  tal  caso,  il  termine  ricomincia  a Pag. 13  
 

decorrere dalla data di ricezione della documentazione integrativa. 
6.  Nell’ipotesi  in  cui,  ai  fini  della  realizzazione  dell’intervento,  sia  necessario  acquisire  atti  di  assenso,  
comunque denominati, di altre amministrazioni, diverse da quelle di cui all’articolo 5, comma 3,  il competente  
ufficio  comunale  convoca  una  conferenza  di  servizi  ai  sensi  degli  articoli  14,  14-bis,  14-ter,  14-quater  della  
legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni. Qualora si  tratti di opere pubbliche  incidenti su beni  
culturali, si applica l’articolo 25 del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490.  
7. Il provvedimento finale, che lo sportello unico provvede a notificare all’interessato, è adottato dal dirigente o  
dal  responsabile  dell’ufficio,  entro  quindici  giorni  dalla  proposta  di  cui  al  comma  3,  ovvero  dall’esito  della  
conferenza  di  servizi  di  cui  al  comma  6.  Dell’avvenuto  rilascio  del  permesso  di  costruire  è  data  notizia  al  
pubblico mediante  affissione  all’albo  pretorio. Gli  estremi  del  permesso  di  costruire  sono  indicati  nel  cartello  
esposto presso il cantiere, secondo le modalità stabilite dal regolamento edilizio.  
8. I termini di cui ai commi 3 e 5 sono raddoppiati per i comuni con più di 100.000 abitanti, nonché per i progetti  
particolarmente complessi secondo la motivata risoluzione del responsabile del procedimento.  
9.  Decorso  inutilmente  il  termine  per  l’adozione  del  provvedimento  conclusivo,  la  domanda  di  permesso  di  
costruire si intende formato il silenzio-rifiuto.  
10. Il procedimento previsto dal presente articolo si applica anche al procedimento per il rilascio del permesso  
di costruire in deroga agli strumenti urbanistici, a seguito dell’approvazione della deliberazione consiliare di cui  
all’articolo 14.  
10-bis. Il termine per il rilascio del permesso di costruire per gli interventi di cui all'articolo 22, comma  
7, è di sessanta giorni dalla data di presentazione della domanda. (comma aggiunto dal D.lgs. n. 301/02))  
 
Art. 21 (R) - Intervento sostitutivo regionale  
(d.l. 5 ottobre 1993, n. 398, art. 4, commi 5 e 6, convertito dalla legge 4 dicembre 1993, n. 493)  
1.  In  caso  di  mancata  adozione,  entro  i  termini  previsti  dall’articolo  20,  del  provvedimento  conclusivo  del  
procedimento per il rilascio del permesso di costruire, l’interessato può, con atto notificato o trasmesso in piego  
raccomandato  con  avviso  di  ricevimento,  richiedere  allo  sportello  unico  che  il  dirigente  o  il  responsabile  
dell’ufficio di cui all’articolo 13, si pronunci entro quindici giorni dalla ricezione dell’istanza. Di tale istanza viene  
data  notizia  al  sindaco  a  cura  del  responsabile  del  procedimento.  Resta  comunque  ferma  la  facoltà  di  
impugnare in sede giurisdizionale il silenzio-rifiuto formatosi sulla domanda di permesso di costruire.  
2. Decorso  inutilmente  anche  il  termine  di  cui  al  comma  1,  l’interessato  può  inoltrare  richiesta  di  intervento  
sostitutivo al competente organo  regionale,  il quale, nei successivi quindici giorni, nomina un commissario ad  
acta  che  provvede  nel  termine  di  sessanta  giorni.  Trascorso  inutilmente  anche  quest’ultimo  termine,  sulla  
domanda di intervento sostitutivo si intende formato il silenzio-rifiuto.  
 
Capo III - Denuncia di inizio attività  

Art. 22 (L) - Interventi subordinati a denuncia di inizio attività  
(d.l. 5 ottobre 1993, n. 398, art. 4, commi 7, 8, convertito dalla  legge 4 dicembre 1993, n. 493; d.l. 25 marzo  
1997, n. 67, art. 11, convertito dalla legge 23 maggio 1997, n. 135; d.lgs. 29 ottobre 1999, n. 490, in part. artt.  
34 ss, e 149)  
(articolo così sostituito dal D.lgs. n. 301/02))  
1. Sono  realizzabili mediante denuncia di  inizio attività gli  interventi non  riconducibili all'elenco di cui  
all'articolo  10  e  all'articolo  6,  che  siano  conformi  alle  previsioni  degli  strumenti  urbanistici,  dei  
regolamenti edilizi e della disciplina urbanistico-edilizia vigente.  
2. Sono, altresì,  realizzabili mediante denuncia di  inizio attività  le varianti a permessi di costruire che  
non incidono sui parametri urbanistici e sulle volumetrie, che non modificano la destinazione d'uso e la  
categoria edilizia, non alterano la sagoma dell'edificio e non violano le eventuali prescrizioni contenute  
nel  permesso  di  costruire.  Ai  fini  dell'attività  di  vigilanza  urbanistica  ed  edilizia,  nonché  ai  fini  del  
rilascio  del  certificato  di  agibilità,  tali  denunce  di  inizio  attività  costituiscono  parte  integrante  del  
procedimento  relativo  al  permesso  di  costruzione  dell'intervento  principale  e  possono  essere  
presentate prima della dichiarazione di ultimazione dei lavori.  
3. In alternativa al permesso di costruire, possono essere realizzati mediante denuncia di inizio attività:  
a) gli interventi di ristrutturazione di cui all'articolo 10, comma 1, lettera c);  
b) gli interventi di nuova costruzione o di ristrutturazione urbanistica qualora siano disciplinati da piani  
attuativi  comunque  denominati,  ivi  compresi gli  accordi negoziali  aventi  valore di piano  attuativo,  
che  contengano  precise  disposizioni  plano-  volumetriche,  tipologiche,  formali  e  costruttive,  la  cui  
sussistenza  sia  stata  esplicitamente  dichiarata  dal  competente  organo  comunale  in  sede  di Pag. 14  
 
approvazione degli stessi piani o di  ricognizione di quelli vigenti; qualora  i piani attuativi  risultino  
approvati anteriormente all'entrata  in vigore della  legge 21 dicembre 2001, n. 443,  il  relativo atto di  
ricognizione  deve  avvenire  entro  trenta  giorni  dalla  richiesta  degli  interessati;  in  mancanza  si  
prescinde  dall'atto  di  ricognizione,  purché  il  progetto  di  costruzione  venga  accompagnato  da  
apposita  relazione  tecnica  nella  quale  venga  asseverata  l'esistenza  di  piani  attuativi  con  le  
caratteristiche sopra menzionate;  
c)  gli  interventi  di  nuova  costruzione  qualora  siano  in  diretta  esecuzione  di  strumenti  urbanistici  
generali recanti precise disposizioni plano-volumetriche.  
4.  Le  regioni  a  statuto  ordinario  con  legge  possono  ampliare  o  ridurre  l'ambito  applicativo  delle  
disposizioni  di  cui  ai  commi  precedenti.  Restano,  comunque,  ferme  le  sanzioni  penali  previste  
all'articolo 44.  
5. Gli interventi di cui al comma 3 sono soggetti al contributo di costruzione ai sensi dell'articolo 16. Le  
regioni possono individuare con legge gli altri interventi soggetti a denuncia di inizio attività, diversi da  
quelli di cui al comma 3, assoggettati al contributo di costruzione definendo criteri e parametri per  la  
relativa determinazione.  
6. La realizzazione degli  interventi di cui ai commi 1, 2 e 3 che riguardino  immobili sottoposti a  tutela  
storico-artistica  o  paesaggistica-ambientale,  è  subordinata  al  preventivo  rilascio  del  parere  o  
dell'autorizzazione richiesti dalle relative previsioni normative. Nell'ambito delle norme di tutela  
rientrano, in particolare, le disposizioni di cui al decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490.  
7. È  comunque  salva  la  facoltà dell'interessato di  chiedere  il  rilascio di permesso di  costruire per  la  
realizzazione  degli  interventi  di  cui  ai  commi  1  e  2,  senza  obbligo  del  pagamento  del  contributo  di  
costruzione di cui all'articolo 16,  salvo quanto previsto dal secondo periodo del comma  5.  In questo  
caso la violazione della disciplina urbanistico-edilizia non comporta l'applicazione delle sanzioni di cui  
all'articolo 44 ed è soggetta all'applicazione delle sanzioni di cui all'articolo 37.  
 
Art. 23 (L comma 3 e 4 - R comma 1, 2, 5, 6 e 7) - Disciplina della denuncia di inizio attività  
(Art. 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241; d.l. 5 ottobre 1993, n. 398, art. 4, commi 8-bis, 9, 10, 11, 14, e 15)  
(articolo così sostituito dal D.lgs. n. 301/02))  
1.  Il  proprietario  dell'immobile  o  chi  abbia  titolo  per  presentare  la  denuncia  di  inizio  attività,  almeno  
trenta  giorni  prima  dell'effettivo  inizio  dei  lavori,  presenta  allo  sportello  unico  la  denuncia,  
accompagnata da una dettagliata relazione a firma di un progettista abilitato e dagli opportuni elaborati  
progettuali, che asseveri  la conformità delle opere da  realizzare agli strumenti urbanistici approvati e  
non  in contrasto con quelli adottati ed ai  regolamenti edilizi vigenti, nonché  il  rispetto delle norme di  
sicurezza e di quelle igienico-sanitarie.  
2. La denuncia di inizio attività è corredata dall'indicazione dell'impresa cui si intende affidare i lavori ed  
è sottoposta al  termine massimo di efficacia pari a  tre anni. La  realizzazione della parte non ultimata  
dell'intervento  è  subordinata  a  nuova  denuncia.  L'interessato  è  comunque  tenuto  a  comunicare  allo  
sportello unico la data di ultimazione dei lavori.  
3. Qualora l'immobile oggetto dell'intervento sia sottoposto ad un vincolo la cui tutela compete, anche  
in  via  di  delega,  alla  stessa  amministrazione  comunale,  il  termine  di  trenta  giorni di  cui  al  comma  1  
decorre dal rilascio del relativo atto di assenso. Ove tale atto non sia favorevole, la denuncia è priva di  
effetti.  
4. Qualora  l'immobile  oggetto  dell'intervento  sia  sottoposto  ad  un  vincolo  la  cui  tutela  non  compete  
all'amministrazione comunale, ove il parere favorevole del soggetto preposto alla tutela non sia allegato  
alla denuncia,  il competente ufficio comunale convoca una conferenza di servizi ai sensi degli articoli  
14, 14-bis, 14-ter, 14-quater, della legge 7 agosto 1990, n. 241. Il termine di trenta giorni di cui al comma  
1 decorre dall'esito della conferenza. In caso di esito non favorevole, la denuncia è priva di effetti.  
5. La sussistenza del titolo è provata con la copia della denuncia di inizio attività da cui risulti la data di  
ricevimento  della  denuncia,  l'elenco  di  quanto  presentato  a  corredo  del  progetto,  l'attestazione  del  
professionista abilitato, nonché gli atti di assenso eventualmente necessari.  
6. Il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale, ove entro il termine indicato al comma  
1 sia riscontrata l'assenza di una o più delle condizioni stabilite, notifica all'interessato l'ordine motivato  
di  non  effettuare  il  previsto  intervento  e,  in  caso  di  falsa  attestazione  del  professionista  abilitato,  
informa  l'autorità giudiziaria e  il consiglio dell'ordine di appartenenza. È comunque salva  la  facoltà di  
ripresentare  la  denuncia  di  inizio  attività,  con  le modifiche  o  le  integrazioni  necessarie  per  renderla  
conforme alla normativa urbanistica ed edilizia.  
7. Ultimato l'intervento, il progettista o un tecnico abilitato rilascia un certificato di collaudo finale, che Pag. 15  
 
va presentato allo sportello unico, con il quale si attesta la conformità dell'opera al progetto presentato  
con la denuncia di inizio attività.  
 

TITOLO III - Agibilità degli edifici  Capo I - Certificato di agibilità  

Art. 24 (L) - Certificato di agibilità  
(R.D. 27 luglio 1934, n. 1265, artt. 220; 221, comma 2; D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267, articoli 107 e 109; legge  
28 febbraio 1985, n. 47, art. 52, comma 1)  
1.  Il  certificato  di  agibilità  attesta  la  sussistenza  delle  condizioni  di  sicurezza,  igiene,  salubrità,  risparmio  
energetico  degli  edifici  e  degli  impianti  negli  stessi  installati,  valutate  secondo  quanto  dispone  la  normativa  
vigente.  
2. Il certificato di agibilità viene rilasciato dal dirigente o dal responsabile del competente ufficio comunale con  
riferimento ai seguenti interventi:  
a) nuove costruzioni;  
b) ricostruzioni o sopraelevazioni, totali o parziali;  
c) interventi sugli edifici esistenti che possano influire sulle condizioni di cui al comma 1.  
3. Con  riferimento agli  interventi di cui al comma 2,  il soggetto  titolare del permesso di costruire o  il soggetto  
che  ha  presentato  la  denuncia  di  inizio  attività,  o  i  loro  successori  o  aventi  causa,  sono  tenuti  a  chiedere  il  
rilascio  del  certificato  di  agibilità.  La  mancata  presentazione  della  domanda  comporta  l’applicazione  della  
sanzione amministrativa pecuniaria da 77 a 464 euro.  
4.  Alla  domanda  per  il  rilascio  del  certificato  di  agibilità  deve  essere  allegata  copia  della  dichiarazione  
presentata per  la  iscrizione  in catasto,  redatta  in conformità alle disposizioni dell'articolo 6 del  regio decreto-  
legge 13 aprile 1939, n. 652 e successive modificazioni e integrazioni.  
 
Art. 25 (R) - Procedimento di rilascio del certificato di agibilità  
(D.P.R. 22 aprile 1994, n. 425; legge 5 novembre 1971, n. 1086, artt. 7 e 8)  
1.  Entro  quindici  giorni  dall’ultimazione  dei  lavori  di  finitura  dell’intervento,  il  soggetto  di  cui  all’articolo  24,  
comma 3, è  tenuto a presentare allo sportello unico  la domanda di rilascio del certificato di agibilità, corredata  
della seguente documentazione:  
a) richiesta di accatastamento dell’edificio, sottoscritta dallo stesso richiedente il certificato di agibilità, che lo  
sportello unico provvede a trasmettere al catasto;  
b) dichiarazione sottoscritta dallo stesso richiedente  il certificato di agibilità di conformità dell’opera rispetto  
al  progetto  approvato,  nonché  in  ordine  alla  avvenuta  prosciugatura  dei  muri  e  della  salubrità  degli  
ambienti;  
c) dichiarazione dell’impresa installatrice che attesta la conformità degli  impianti installati negli edifici adibiti  
ad uso  civile alle prescrizioni di  cui agli articoli 113 e 127, nonché all’articolo 1 della  legge 9 gennaio  
1991,  n.  10,  ovvero  certificato  di  collaudo  degli  stessi,  ove  previsto,  ovvero  ancora  certificazione  di  
conformità degli impianti prevista dagli articoli 111 e 126 del presente testo unico.  
2. Lo sportello unico comunica al richiedente, entro dieci giorni dalla ricezione della domanda di cui al comma 1,  
il nominativo del responsabile del procedimento ai sensi degli articoli 4 e 5 della legge 7 agosto 1990, n. 241.  
3.  Entro  trenta  giorni  dalla  ricezione  della  domanda  di  cui  al  comma  1,  il  dirigente  o  il  responsabile  del  
competente ufficio comunale, previa eventuale ispezione dell’edificio, rilascia il certificato di agibilità verificata la  
seguente documentazione:  
a) certificato di collaudo statico di cui all’articolo 67;  
b) certificato del competente ufficio tecnico della regione, di cui all’articolo 62, attestante la conformità delle  
opere eseguite nelle zone sismiche alle disposizioni di cui al capo IV della parte II;  
c) la documentazione indicata al comma 1;  
d)  dichiarazione  di  conformità  delle  opere  realizzate  alla  normativa  vigente  in  materia  di  accessibilità  e  
superamento delle barriere architettoniche di cui all’articolo 77, nonché all’articolo 82.  
4. Trascorso inutilmente il termine di cui al comma 3, l’agibilità si intende attestata nel caso sia stato rilasciato il  
parere  dell’ASL  di  cui  all’articolo  5,  comma  3,  lettera  a).  In  caso  di  autodichiarazione,  il  termine  per  la  
formazione del silenzio assenso è di sessanta giorni.  
5.  Il  termine di cui al comma 3 può essere  interrotto una sola volta dal  responsabile del procedimento, entro  
quindici giorni dalla domanda, esclusivamente per  la  richiesta di documentazione  integrativa, che non sia già Pag. 16  
 
nella disponibilità dell’amministrazione o che non possa essere acquisita autonomamente. In tal caso, il termine  
di trenta giorni ricomincia a decorrere dalla data di ricezione della documentazione integrativa.  
 
Art. 26 (L) - Dichiarazione di inagibilità  
(R.D. 27 luglio 1934, n. 1265, art. 222)  
1.  Il  rilascio del  certificato di agibilità non  impedisce  l’esercizio del potere di dichiarazione di  inagibilità di un  
edificio o di parte di esso ai sensi dell’articolo 222 del regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265.  
 
TITOLO IV - Vigilanza sull’attività urbanistico-edilizia, responsabilità e sanzioni  
Capo I - Vigilanza sull’attività urbanistico-edilizia e responsabilità  
Art. 27 (L) - Vigilanza sull’attività urbanistico-edilizia  

(Legge 28 febbraio 1985, n. 47, art. 4; d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267, art.107 e 109)  
1.  Il dirigente o  il  responsabile del competente ufficio comunale esercita, anche secondo  le modalità stabilite  
dallo statuto o dai  regolamenti dell'ente,  la vigilanza sull'attività urbanistico-edilizia nel  territorio comunale per  
assicurarne la rispondenza alle norme di legge e di regolamento, alle prescrizioni degli strumenti urbanistici ed  
alle modalità esecutive fissate nei titoli abilitativi.  
2.  Il dirigente o  il  responsabile, quando accerti  l'inizio di opere eseguite senza  titolo su aree assoggettate, da  
leggi statali, regionali o da altre norme urbanistiche vigenti o adottate, a vincolo di inedificabilità, o destinate ad  
opere e spazi pubblici ovvero ad  interventi di edilizia  residenziale pubblica di cui alla  legge 18 aprile 1962, n.  
167, e successive modificazioni ed integrazioni, provvede alla demolizione e al ripristino dello stato dei luoghi.  
Qualora si tratti di aree assoggettate alla tutela di cui al R.D. 30 dicembre 1923, n. 3267, o appartenenti ai beni  
disciplinati dalla legge 16 giugno 1927, n. 1766, nonché delle aree di cui al decreto legislativo 29 ottobre 1999,  
n. 490,  il dirigente provvede alla demolizione ed al  ripristino dello stato dei  luoghi, previa comunicazione alle  
amministrazioni  competenti  le  quali  possono  eventualmente  intervenire,  ai  fini  della  demolizione,  anche  di  
propria iniziativa.  
3. Ferma  rimanendo  l'ipotesi  prevista  dal  precedente  comma  2,  qualora  sia  constatata,  dai  competenti  uffici  
comunali d’ufficio o su denuncia dei cittadini, l'inosservanza delle norme, prescrizioni e modalità di cui al comma  
1,  il  dirigente  o  il  responsabile  dell’ufficio,  ordina  l'immediata  sospensione  dei  lavori,  che  ha  effetto  fino  
all'adozione dei provvedimenti definitivi di cui ai successivi articoli, da adottare e notificare entro quarantacinque  
giorni dall'ordine di sospensione dei lavori.  
4. Gli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria, ove nei  luoghi in cui vengono realizzate le opere non sia esibito il  
permesso  di  costruire,  ovvero  non  sia  apposto  il  prescritto  cartello,  ovvero  in  tutti  gli  altri  casi  di  presunta  
violazione urbanistico-edilizia, ne danno immediata comunicazione all'autorità giudiziaria, al competente organo  
regionale e al dirigente del competente ufficio comunale,  il quale verifica entro  trenta giorni  la  regolarità delle  
opere e dispone gli atti conseguenti.  
 
Art. 28 (L) - Vigilanza su opere di amministrazioni statali  
(Legge 28 febbraio 1985, n. 47, art. 5; d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267, art.107 e 109)  
1.  Per  le  opere  eseguite  da  amministrazioni  statali,  qualora  ricorrano  le  ipotesi  di  cui  all’articolo  27,  il  
responsabile  del  competente  ufficio  comunale  informa  immediatamente  la  regione  e  il  Ministero  delle  
infrastrutture e dei trasporti, al quale compete, d'intesa con il presidente della giunta regionale, la adozione dei  
provvedimenti previsti dal richiamato articolo 27.  
 

Art. 29 (L) - Responsabilità del titolare del permesso di costruire, del committente, del costruttore e del  
direttore dei lavori, nonché anche del progettista per le opere subordinate a denuncia di inizio attività  

(Legge 28 febbraio 1985, n. 47, art. 6; d.l. 23 aprile 1985, n. 146, art. 5-bis, convertito in legge 21 giugno 1985,  
n. 298; d.l. 5 ottobre 1993, n. 398, art. 4, comma 12, convertito dalla legge 4 dicembre 1993, n. 493; d.lgs. 18  
agosto 2000, n. 267, art.107 e 109)  
1.  Il  titolare del permesso di costruire,  il committente e  il costruttore sono  responsabili, ai  fini e per gli effetti  
delle norme contenute nel presente capo, della conformità delle opere alla normativa urbanistica, alle previsioni  
di piano nonché, unitamente al direttore dei lavori, a quelle del permesso e alle modalità esecutive stabilite dal  
medesimo.  Essi  sono,  altresì,  tenuti  al  pagamento  delle  sanzioni  pecuniarie  e  solidalmente  alle  spese  per  
l'esecuzione in danno, in caso di demolizione delle opere abusivamente realizzate, salvo che dimostrino di non  
essere responsabili dell'abuso.  
2.  Il  direttore  dei  lavori  non  è  responsabile  qualora  abbia  contestato  agli  altri  soggetti  la  violazione  delle Pag. 17  
 
prescrizioni  del  permesso di  costruire,  con esclusione  delle  varianti  in  corso d'opera,  fornendo al  dirigente  o  
responsabile  del  competente  ufficio  comunale  contemporanea  e  motivata  comunicazione  della  violazione  
stessa. Nei casi di  totale difformità o di variazione essenziale  rispetto al permesso di costruire,  il direttore dei  
lavori deve inoltre rinunziare all'incarico contestualmente alla comunicazione resa al dirigente. In caso contrario  
il dirigente segnala al consiglio dell'ordine professionale di appartenenza la violazione in cui è incorso il direttore  
dei lavori, che è passibile di sospensione dall'albo professionale da tre mesi a due anni.  
3. Per  le opere  realizzate dietro presentazione di denuncia di  inizio attività,  il progettista assume  la qualità di  
persona esercente un servizio di pubblica necessità ai sensi degli articoli 359 e 481 del codice penale. In caso  
di  dichiarazioni  non  veritiere  nella  relazione  di  cui  all'articolo  23,  comma  1,  l'amministrazione  ne  dà  
comunicazione al competente ordine professionale per l'irrogazione delle sanzioni disciplinari.  
 
Capo II - Sanzioni  

Art. 30 (L) - Lottizzazione abusiva  
(Legge 28 febbraio 1985, n. 47, art. 18; d.l. 23 aprile 1985, n. 146, artt. 1, comma 3-bis, e 7-bis; d.lgs. 18 agosto  
2000, n. 267, art.107 e 109)  
1. Si  ha  lottizzazione  abusiva  di  terreni  a  scopo  edificatorio  quando  vengono  iniziate  opere  che  comportino  
trasformazione urbanistica od edilizia dei terreni stessi in violazione delle prescrizioni degli strumenti urbanistici,  
vigenti o adottati, o comunque stabilite dalle leggi statali o regionali o senza la prescritta autorizzazione; nonché  
quando  tale  trasformazione  venga predisposta attraverso  il  frazionamento e  la  vendita, o atti equivalenti, del  
terreno in lotti che, per  le loro caratteristiche quali la dimensione in relazione alla natura del terreno e alla sua  
destinazione  secondo  gli  strumenti  urbanistici,  il  numero,  l'ubicazione  o  la  eventuale  previsione  di  opere  di  
urbanizzazione  ed  in  rapporto  ad  elementi  riferiti  agli  acquirenti,  denuncino  in  modo  non  equivoco  la  
destinazione a scopo edificatorio.  
2. Gli atti  tra vivi, sia  in  forma pubblica sia  in  forma privata, aventi ad oggetto  trasferimento o costituzione o  
scioglimento della comunione di diritti reali relativi a terreni sono nulli e non possono essere stipulati né trascritti  
nei  pubblici  registri  immobiliari  ove  agli  atti  stessi  non  sia  allegato  il  certificato  di  destinazione  urbanistica  
contenente  le prescrizioni urbanistiche riguardanti  l'area  interessata. Le disposizioni di cui al presente comma  
non si applicano quando  i  terreni costituiscano pertinenze di edifici  censiti nel nuovo  catasto edilizio urbano,  
purché la superficie complessiva dell'area di pertinenza medesima sia inferiore a 5.000 metri quadrati.  
3.  Il certificato di destinazione urbanistica deve essere  rilasciato dal dirigente o  responsabile del competente  
ufficio  comunale entro  il  termine perentorio di  trenta  giorni dalla presentazione della  relativa domanda. Esso  
conserva validità per un anno dalla data di rilascio se, per dichiarazione dell'alienante o di uno dei condividenti,  
non siano intervenute modificazioni degli strumenti urbanistici.  
4.  In caso di mancato  rilascio del suddetto certificato nel  termine previsto, esso può essere sostituito da una  
dichiarazione  dell'alienante  o  di  uno  dei  condividenti  attestante  l'avvenuta  presentazione  della  domanda,  
nonché  la  destinazione  urbanistica  dei  terreni  secondo  gli  strumenti  urbanistici  vigenti  o  adottati,  ovvero  
l'inesistenza  di  questi  ovvero  la  prescrizione,  da  parte  dello  strumento  urbanistico  generale  approvato,  di  
strumenti attuativi.  
5. I frazionamenti catastali dei terreni non possono essere approvati dall'agenzia del territorio se non è allegata  
copia del  tipo dal quale  risulti, per attestazione degli uffici comunali,  che  il  tipo medesimo è  stato depositato  
presso il comune.  
6. I pubblici ufficiali che ricevono o autenticano atti aventi per oggetto il trasferimento, anche senza  
frazionamento  catastale,  di  appezzamenti  di  terreno  di  superficie  inferiore  a  diecimila metri  quadrati  devono  
trasmettere,  entro  trenta  giorni  dalla  data  di  registrazione,  copia  dell'atto  da  loro  ricevuto  o  autenticato  al  
dirigente o responsabile del competente ufficio del comune ove è sito l'immobile.  
7.  Nel  caso  in  cui  il  dirigente  o  il  responsabile  del  competente  ufficio  comunale  accerti  l'effettuazione  di  
lottizzazione  di  terreni  a  scopo  edificatorio  senza  la  prescritta  autorizzazione,  con  ordinanza  da  notificare  ai  
proprietari delle aree ed agli altri soggetti  indicati nel comma 1 dell'articolo 29, ne dispone  la sospensione.  Il  
provvedimento comporta  l'immediata  interruzione delle opere  in corso ed  il divieto di disporre dei suoli e delle  
opere stesse con atti tra vivi, e deve essere trascritto a tal fine nei registri immobiliari.  
8.  Trascorsi  novanta  giorni,  ove  non  intervenga  la  revoca  del  provvedimento  di  cui  al  comma  7,  le  aree  
lottizzate  sono  acquisite  di  diritto  al  patrimonio  disponibile  del  comune  il  cui  dirigente  o  responsabile  del  
competente ufficio deve provvedere alla demolizione delle opere. In caso di inerzia si applicano le disposizioni  
concernenti i poteri sostitutivi di cui all'articolo 31, comma 8.  
9. Gli atti aventi per oggetto lotti di terreno, per i quali sia stato emesso il provvedimento previsto dal comma 7,  
sono nulli e non possono essere stipulati, né  in  forma pubblica né  in  forma privata, dopo  la  trascrizione di cui  
allo  stesso  comma  e  prima  della  sua  eventuale  cancellazione  o  della  sopravvenuta  inefficacia  del Pag. 18  
 
provvedimento del dirigente o del responsabile del competente ufficio comunale.  
10. Le disposizioni di cui sopra si applicano agli atti stipulati ed ai  frazionamenti presentati ai competenti uffici  
del  catasto  dopo  il  17 marzo  1985,  e  non  si  applicano  comunque  alle  divisioni  ereditarie,  alle  donazioni  fra  
coniugi e  fra parenti  in  linea  retta ed ai  testamenti, nonché agli atti costitutivi, modificativi od estintivi di diritti  
reali di garanzia e di servitù.  
 
Art. 31 (L) - Interventi eseguiti in assenza di permesso di costruire, in totale difformità o con variazioni  
essenziali  

(Legge 28 febbraio 1985, n. 47, art. 7; d.l. 23 aprile 1985, n. 146, art. 2, convertito in legge 21 giugno 1985, n.  
298; d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267, art.107 e 109)  
1. Sono interventi eseguiti in totale difformità dal permesso di costruire quelli che comportano la realizzazione di  
un organismo edilizio  integralmente diverso per caratteristiche  tipologiche, planovolumetriche o di utilizzazione  
da quello oggetto del permesso stesso, ovvero  l'esecuzione di volumi edilizi oltre  i  limiti  indicati nel progetto e  
tali da costituire un organismo edilizio o parte di esso con specifica rilevanza ed autonomamente utilizzabile.  
2. Il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale, accertata l'esecuzione di interventi in assenza  
di  permesso,  in  totale  difformità  dal  medesimo,  ovvero  con  variazioni  essenziali,  determinate  ai  sensi  
dell’articolo 32, ingiunge al proprietario e al responsabile dell’abuso la rimozione o la demolizione, indicando nel  
provvedimento l’area che viene acquisita di diritto, ai sensi del comma 3.  
3. Se il responsabile dell'abuso non provvede alla demolizione e al ripristino dello stato dei luoghi nel termine di  
novanta  giorni  dall'ingiunzione,  il  bene  e  l'area  di  sedime,  nonché  quella  necessaria,  secondo  le  vigenti  
prescrizioni  urbanistiche,  alla  realizzazione  di  opere  analoghe  a  quelle  abusive  sono  acquisiti  di  diritto  
gratuitamente al patrimonio del comune. L'area acquisita non può comunque essere superiore a dieci volte  la  
complessiva superficie utile abusivamente costruita.  
4. L'accertamento dell'inottemperanza alla ingiunzione a demolire, nel termine di cui al comma 3, previa notifica  
all'interessato, costituisce  titolo per  l'immissione nel possesso e per  la  trascrizione nei registri  immobiliari, che  
deve essere eseguita gratuitamente.  
5. L'opera acquisita è demolita con ordinanza del dirigente o del responsabile del competente ufficio comunale  
a  spese  dei  responsabili  dell'abuso,  salvo  che  con  deliberazione  consiliare  non  si  dichiari  l'esistenza  di  
prevalenti interessi pubblici e sempre che l'opera non contrasti con rilevanti interessi urbanistici o ambientali.  
6. Per gli  interventi abusivamente eseguiti su  terreni sottoposti,  in base a  leggi statali o regionali, a vincolo di  
inedificabilità,  l'acquisizione  gratuita,  nel  caso  di  inottemperanza  all'ingiunzione  di  demolizione,  si  verifica  di  
diritto a  favore delle amministrazioni cui compete  la vigilanza sull'osservanza del vincolo. Tali amministrazioni  
provvedono alla demolizione delle opere abusive ed al ripristino dello stato dei luoghi a spese dei responsabili  
dell'abuso. Nella ipotesi di concorso dei vincoli, l'acquisizione si verifica a favore del patrimonio del comune.  
7.  Il segretario comunale redige e pubblica mensilmente, mediante affissione nell'albo comunale,  i dati relativi  
agli  immobili  e  alle  opere  realizzati  abusivamente,  oggetto  dei  rapporti  degli  ufficiali  ed  agenti  di  polizia  
giudiziaria  e  delle  relative  ordinanze  di  sospensione  e  trasmette  i  dati  anzidetti  all'autorità  giudiziaria  
competente,  al  presidente  della  giunta  regionale  e,  tramite  l’ufficio  territoriale  del  governo,  al Ministro  delle  
infrastrutture e dei trasporti.  
8.  In  caso  d'inerzia,  protrattasi  per  quindici  giorni  dalla  data  di  constatazione  della  inosservanza  delle  
disposizioni  di  cui  al  comma  1  dell'articolo  27,  ovvero  protrattasi  oltre  il  termine  stabilito  dal  comma  3  del  
medesimo  articolo  27,  il  competente  organo  regionale,  nei  successivi  trenta  giorni,  adotta  i  provvedimenti  
eventualmente  necessari  dandone  contestuale  comunicazione  alla  competente  autorità  giudiziaria  ai  fini  
dell'esercizio dell'azione penale.  
9. Per  le opere abusive di cui al presente articolo,  il giudice, con  la sentenza di condanna per  il  reato di cui  
all'articolo 44, ordina la demolizione delle opere stesse se ancora non sia stata altrimenti eseguita.  
9-bis. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche agli interventi edilizi di cui all'articolo 22,  
comma 3. (comma aggiunto dal D.lgs. n. 301/02))  
 
Art. 32 (L) - Determinazione delle variazioni essenziali  
(Legge 28 febbraio 1985, n. 47, art. 8)  
1. Fermo restando quanto disposto dal comma 1 dell’articolo 31, le regioni stabiliscono quali siano le variazioni  
essenziali al progetto approvato, tenuto conto che l'essenzialità ricorre esclusivamente quando si verifica una o  
più delle seguenti condizioni:  
a) mutamento della destinazione d'uso che implichi variazione degli standards previsti dal decreto ministeriale  
2 aprile 1968, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 97 del 16 aprile 1968; Pag. 19  
 
b)  aumento  consistente  della  cubatura  o  della  superficie  di  solaio  da  valutare  in  relazione  al  progetto  
approvato;  
c)  modifiche  sostanziali  di  parametri  urbanistico-edilizi  del  progetto  approvato  ovvero  della  localizzazione  
dell'edificio sull'area di pertinenza;  
d) mutamento delle caratteristiche dell'intervento edilizio assentito;  
e) violazione delle norme vigenti in materia di edilizia antisismica, quando non attenga a fatti procedurali.  
 
2.  Non  possono  ritenersi  comunque  variazioni  essenziali  quelle  che  incidono  sulla  entità  delle  cubature  
accessorie, sui volumi tecnici e sulla distribuzione interna delle singole unità abitative.  
3. Gli  interventi di  cui  al  comma  1, effettuati  su  immobili  sottoposti  a  vincolo  storico, artistico, architettonico,  
archeologico, paesistico ed ambientale, nonché su  immobili  ricadenti sui parchi o  in aree protette nazionali e  
regionali, sono considerati in totale difformità dal permesso, ai sensi e per gli effetti degli articoli 31 e 44. Tutti  
gli altri interventi sui medesimi immobili sono considerati variazioni essenziali.  
 
Art.  33  (L)  -  Interventi  di  ristrutturazione  edilizia  in  assenza  di  permesso  di  costruire  o  in  totale  
difformità  

(Legge 28 febbraio 1985, n. 47, art. 9; d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267, art. 107 e 109)  
1. Gli  interventi  e  le  opere  di  ristrutturazione  edilizia  di  cui  all’articolo  10,  comma  1,  eseguiti  in  assenza  di  
permesso  o  in  totale  difformità  da  esso,  sono  rimossi  ovvero  demoliti  e  gli  edifici  sono  resi  conformi  alle  
prescrizioni degli strumenti urbanistico-edilizi entro  il congruo  termine stabilito dal dirigente o del  responsabile  
del competente ufficio comunale con propria ordinanza, decorso  il quale  l'ordinanza stessa è eseguita a cura  
del comune e a spese dei responsabili dell'abuso.  
2. Qualora, sulla base di motivato accertamento dell'ufficio  tecnico comunale,  il ripristino dello stato dei  luoghi  
non  sia  possibile,  il  dirigente  o  il  responsabile  dell’ufficio  irroga  una  sanzione  pecunaria  pari  al  doppio  
dell'aumento di valore dell'immobile, conseguente alla  realizzazione delle opere, determinato, con  riferimento  
alla data di ultimazione dei lavori, in base ai criteri previsti dalla  legge 27 luglio 1978, n. 392 e con riferimento  
all'ultimo  costo  di  produzione  determinato  con  decreto  ministeriale,  aggiornato  alla  data  di  esecuzione  
dell'abuso,  sulla  base  dell'indice  ISTAT  del  costo  di  costruzione,  con  la  esclusione,  per  i  comuni  non  tenuti  
all'applicazione della legge medesima, del parametro relativo all'ubicazione e con l'equiparazione alla categoria  
A/1 delle categorie non comprese nell'articolo 16 della medesima legge. Per gli edifici adibiti ad uso diverso da  
quello di abitazione  la  sanzione è pari al doppio dell'aumento del  valore  venale dell'immobile, determinato a  
cura dell'agenzia del territorio.  
3. Qualora le opere siano state eseguite su immobili vincolati ai sensi del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n.  
490,  l'amministrazione competente a vigilare sull'osservanza del vincolo, salva  l'applicazione di altre misure e  
sanzioni previste da norme vigenti, ordina la restituzione in pristino a cura e spese del responsabile dell'abuso,  
indicando criteri e modalità diretti a ricostituire l'originario organismo edilizio, ed irroga una sanzione pecuniaria  
da 516 a 5.164 euro.  
4. Qualora le opere siano state eseguite su immobili, anche non vincolati, compresi nelle zone omogenee A, di  
cui  al  decreto  ministeriale  2  aprile  1968,  n.  1444,  il  dirigente  o  il  responsabile  dell’ufficio  richiede  
all'amministrazione  competente alla  tutela dei beni  culturali ed ambientali apposito parere  vincolante  circa  la  
restituzione in pristino o la irrogazione della sanzione pecuniaria di cui al precedente comma. Qualora il parere  
non venga reso entro novanta giorni dalla richiesta il dirigente o il responsabile provvede autonomamente.  
5. In caso di inerzia, si applicano la disposizione di cui all'articolo 31, comma 8.  
6. È comunque dovuto il contributo di costruzione di cui agli articoli 16 e 19.  
6-bis. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche agli interventi di ristrutturazione edilizia  
di cui all'articolo  22,  comma  3, eseguiti  in  assenza di denuncia di  inizio  attività o  in  totale difformità  
dalla stessa. (comma aggiunto dal D.lgs. n. 301/02))  
 
Art. 34 (L) - Interventi eseguiti in parziale difformità dal permesso di costruire  
(Legge 28 febbraio 1985, n. 47, art. 12; d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267, art. 107 e 109)  
1. Gli  interventi e  le opere  realizzati  in parziale difformità dal permesso di costruire sono  rimossi o demoliti a  
cura e spese dei responsabili dell'abuso entro il termine congruo fissato dalla relativa ordinanza del dirigente o  
del  responsabile  dell’ufficio. Decorso  tale  termine  sono  rimossi  o  demoliti  a  cura  del  comune  e  a  spese  dei  
medesimi responsabili dell'abuso.  
2. Quando la demolizione non può avvenire senza pregiudizio della parte eseguita in conformità, il dirigente o il  
responsabile dell’ufficio applica una sanzione pari al doppio del costo di produzione, stabilito in base alla legge Pag. 20  
 
27  luglio  1978,  n.  392,  della  parte  dell'opera  realizzata  in  difformità  dal  permesso  di  costruire,  se  ad  uso  
residenziale, e  pari  al  doppio  del  valore  venale,  determinato  a  cura  della  agenzia  del  territorio,  per  le  opere  
adibite ad usi diversi da quello residenziale.  
2-bis. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche agli interventi edilizi di cui all'articolo  
22, comma 3, eseguiti in parziale difformità dalla denuncia di inizio attività.  
(comma aggiunto dal d.lgs. n. 301 del 2002)  
 
Art. 35 (L) - Interventi abusivi realizzati su suoli di proprietà dello Stato o di enti pubblici  
(Legge 28 febbraio 1985, n. 47, art. 14; d.l. 13 maggio 1991, n. 152, art. 17-bis, convertito in legge 12 luglio  
1991, n. 203; d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267, art. 107 e 109)  
1. Qualora sia accertata la realizzazione, da parte di soggetti diversi da quelli di cui all’articolo 28, di interventi in  
assenza di permesso di costruire , ovvero  in  totale o parziale difformità dal medesimo, su suoli del demanio o  
del  patrimonio  dello  Stato  o  di  enti  pubblici,  il  dirigente  o  il  responsabile  dell’ufficio,  previa  diffida  non  
rinnovabile,  ordina  al  responsabile  dell'abuso  la  demolizione  ed  il  ripristino  dello  stato  dei  luoghi,  dandone  
comunicazione all'ente proprietario del suolo.  
2. La demolizione è eseguita a cura del comune ed a spese del responsabile dell'abuso.  
3.  Resta  fermo  il  potere  di  autotutela  dello  Stato  e  degli  enti  pubblici  territoriali,  nonché  quello  di  altri  enti  
pubblici, previsto dalla normativa vigente.  
3-bis. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche agli interventi edilizi di cui all'articolo 22,  
comma 3, eseguiti  in assenza di denuncia di  inizio attività, ovvero  in  totale o parziale difformità dalla  
stessa. (comma aggiunto dal D.lgs. n. 301/02)  
 
Art. 36 (L) - Accertamento di conformità  

(Legge 28 febbraio 1985, n. 47, art. 13)  
1. In caso di interventi realizzati in assenza di permesso di costruire, o in difformità da esso, ovvero in assenza  
di denuncia di inizio attività nelle ipotesi di cui all'articolo 22, comma 3, o in difformità da essa, fino alla  
scadenza  dei  termini  di  cui  agli  articoli  31,  comma  3,  33,  comma  1,  34,  comma  1,  e  comunque  fino  
all’irrogazione  delle  sanzioni  amministrative,  il  responsabile  dell’abuso,  o  l’attuale  proprietario  dell’immobile,  
possono ottenere  il permesso  in sanatoria se  l’intervento  risulti conforme alla disciplina urbanistica ed edilizia  
vigente sia al momento della  realizzazione dello stesso, sia al momento della presentazione della domanda.  
(comma modificato dal D.lgs. n. 301/02)  
2.  Il  rilascio  del  permesso  in  sanatoria  è  subordinato  al  pagamento,  a  titolo  di  oblazione,  del  contributo  di  
costruzione  in misura  doppia,  ovvero,  in  caso  di  gratuità  a  norma  di  legge,  in misura  pari  a  quella  prevista  
dall'articolo 16. Nell’ipotesi di  intervento realizzato  in parziale difformità,  l'oblazione è calcolata con riferimento  
alla parte di opera difforme dal permesso.  
3.  Sulla  richiesta  di  permesso  in  sanatoria  il  dirigente  o  il  responsabile  del  competente  ufficio  comunale  si  
pronuncia con adeguata motivazione, entro sessanta giorni decorsi i quali la richiesta si intende rifiutata.  
 
Art. 37 (L) - Interventi eseguiti in assenza o in difformità dalla denuncia di inizio attività e accertamento  
di conformità  

(articolo 4, comma 13 del d.l. n. 398 del 1993; articolo 10 della l. n. 47 del 1985)  
1. La realizzazione di  interventi edilizi di cui all’articolo 22, commi 1 e 2,  in assenza della o  in difformità dalla  
denuncia  di  inizio  attività  comporta  la  sanzione  pecuniaria  pari  al  doppio  dell'aumento  del  valore  venale  
dell'immobile conseguente alla  realizzazione degli  interventi stessi e comunque  in misura non  inferiore a 516  
euro. (comma modificato dal D.lgs. n. 301/02)  
2. Quando  le opere  realizzate  in assenza di denuncia di  inizio attività consistono  in  interventi di  restauro e di  
risanamento conservativo, di cui alla lettera c) dell’articolo 3, eseguiti su immobili comunque vincolati in base a  
leggi  statali  e  regionali,  nonché  dalle  altre  norme  urbanistiche  vigenti,  l'autorità  competente  a  vigilare  
sull'osservanza  del  vincolo,  salva  l'applicazione  di  altre  misure  e  sanzioni  previste  da  norme  vigenti,  può  
ordinare la restituzione in pristino a cura e spese del responsabile ed irroga una sanzione pecuniaria da 516 a  
10.329 euro.  
3. Qualora gli interventi di cui al comma 2 sono eseguiti su immobili, anche non vincolati, compresi nelle zone  
indicate  nella  lettera  A  dell'articolo  2  del  decreto  ministeriale  2  aprile  1968,  il  dirigente  o  il  responsabile  
dell’ufficio richiede al Ministero per i beni e le attività culturali apposito parere vincolante circa la restituzione in  
pristino o la irrogazione della sanzione pecuniaria di cui al comma 1. Se il parere non viene reso entro sessanta Pag. 21  
 
giorni dalla  richiesta,  il dirigente o  il  responsabile dell’ufficio provvede autonomamente.  In  tali  casi non  trova  
applicazione la sanzione pecuniaria da 516 a 10.329 euro di cui al comma 2.  
4. Ove l’intervento realizzato risulti conforme alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente sia al momento della  
realizzazione dell’intervento, sia al momento della presentazione della domanda, il responsabile dell’abuso o il  
proprietario  dell’immobile  possono  ottenere  la  sanatoria  dell’intervento  versando  la  somma,  non  superiore  a  
5.164 euro e non  inferiore a 516 euro, stabilita dal  responsabile del procedimento  in  relazione all’aumento di  
valore dell’immobile valutato dall’agenzia del territorio.  
5. Fermo  restando quanto previsto dall’articolo 23, comma 6,  la denuncia di  inizio di attività spontaneamente  
effettuata  quando  l’intervento  è  in  corso  di  esecuzione,  comporta  il  pagamento,  a  titolo  di  sanzione,  della  
somma di 516 euro.  
6. La mancata denuncia di inizio dell'attività non comporta l'applicazione delle sanzioni previste dall'articolo 44.  
Resta comunque salva, ove ne ricorrano i presupposti  in relazione all’intervento realizzato, l’applicazione delle  
sanzioni di cui agli articoli 31, 33, 34, 35 e 44 e dell’accertamento di conformità di cui all’articolo 36.  
 
Art. 38 (L) - Interventi eseguiti in base a permesso annullato  
(Legge 28 febbraio 1985, n. 47, art. 11; d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267, art. 107 e 109)  
1. In caso di annullamento del permesso, qualora non sia possibile, in base a motivata valutazione, la rimozione  
dei vizi delle procedure amministrative o la restituzione in pristino, il dirigente o il responsabile del competente  
ufficio comunale applica una sanzione pecuniaria pari al valore venale delle opere o  loro parti abusivamente  
eseguite,  valutato  dall'agenzia  del  territorio,  anche  sulla  base  di  accordi  stipulati  tra  quest'ultima  e  
l'amministrazione  comunale.  La  valutazione  dell'agenzia  è  notificata  all’interessato  dal  dirigente  o  dal  
responsabile dell’ufficio e diviene definitiva decorsi i termini di impugnativa.  
2.  L'integrale  corresponsione  della  sanzione  pecuniaria  irrogata  produce  i medesimi  effetti  del  permesso  di  
costruire in sanatoria di cui all'articolo 36.  
2-bis. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche agli interventi edilizi di cui all'articolo 22,  
comma 3, in caso di accertamento dell'inesistenza dei presupposti per la formazione del titolo. (comma  
aggiunto dal D.lgs. n. 301/02)  
 
Art. 39 (L) - Annullamento del permesso di costruire da parte della regione  
(Legge 17 agosto 1942, n. 1150, art. 27; d.P.R. 15 gennaio 1972, n. 8, art. 1)  
1. Entro dieci anni dalla  loro adozione  le deliberazioni ed  i provvedimenti comunali che autorizzano  interventi  
non conformi a prescrizioni degli strumenti urbanistici o dei regolamenti edilizi o comunque  in contrasto con  la  
normativa urbanistico-edilizia vigente al momento della loro adozione, possono essere annullati dalla regione.  
2.  Il  provvedimento  di  annullamento  è  emesso  entro  diciotto mesi  dall'accertamento  delle  violazioni  di  cui  al  
comma  1, ed  è  preceduto  dalla  contestazione  delle  violazioni  stesse al  titolare  del  permesso, al proprietario  
della costruzione, al progettista, e al comune, con l'invito a presentare controdeduzioni entro un termine all'uopo  
prefissato.  
3.  In  pendenza  delle  procedure  di  annullamento  la  regione  può  ordinare  la  sospensione  dei  lavori,  con  
provvedimento da notificare a mezzo di ufficiale giudiziario, nelle forme e con le modalità previste dal codice di  
procedura civile, ai soggetti di cui al comma 2 e da comunicare al comune. L'ordine di sospensione cessa di  
avere efficacia se, entro sei mesi dalla sua notificazione, non sia stato emesso il decreto di annullamento di cui  
al comma 1.  
4. Entro  sei mesi dalla data di adozione del provvedimento di annullamento,  va adottato  il provvedimento di  
demolizione delle opere eseguite in base al titolo annullato.  
5.  I  provvedimenti  di  sospensione  dei  lavori  e  di  annullamento  vengono  resi  noti  al  pubblico  mediante  
l'affissione nell'albo pretorio del comune dei dati relativi agli immobili e alle opere realizzate.  
5-bis. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche agli interventi edilizi di cui all'articolo 22,  
comma 3, non conformi a prescrizioni degli strumenti urbanistici o dei regolamenti edilizi o comunque  
in contrasto con  la normativa urbanistico-edilizia vigente al momento della scadenza del termine di 30  
giorni dalla presentazione della denuncia di inizio attività. (comma aggiunto dal D.lgs. n. 301/02)  
 
Art. 40 (L) - Sospensione o demolizione di interventi abusivi da parte della regione
 
(Legge 17 agosto 1942, n. 1150, art. 26; D.P.R. 15 gennaio 1972, n. 8, art. 1)  
1.  In  caso  di  interventi  eseguiti  in  assenza  di  permesso  di  costruire  o  in  contrasto  con  questo  o  con  le  
prescrizioni  degli  strumenti  urbanistici  o  della  normativa  urbanistico-edilizia,  qualora  il  comune  non  abbia Pag. 22  
 
provveduto entro i termini stabiliti, la regione può disporre la sospensione o la demolizione delle opere eseguite.  
Il provvedimento di demolizione è adottato entro cinque anni dalla dichiarazione di agibilità dell’intervento.  
2.  Il  provvedimento  di  sospensione  o  di  demolizione  è  notificato  al  titolare  del  permesso  o,  in mancanza  di  
questo, al committente, al costruttore e al direttore dei  lavori. Lo stesso provvedimento è comunicato inoltre al  
comune.  
3. La sospensione non può avere una durata superiore a  tre mesi dalla data della notifica entro  i quali sono  
adottati  le misure  necessarie  per  eliminare  le  ragioni  della  difformità,  ovvero,  ove  non  sia  possibile,  per  la  
rimessa in pristino.  
4. Con  il  provvedimento  che  dispone  la modifica  dell’intervento,  la  rimessa  in  pristino  o  la  demolizione  delle  
opere è assegnato un termine entro il quale il responsabile dell’abuso è tenuto a procedere, a proprie spese e  
senza  pregiudizio  delle  sanzioni  penali,  alla  esecuzione  del  provvedimento  stesso.  Scaduto  inutilmente  tale  
termine, la regione dispone l’esecuzione in danno dei lavori.  
4-bis. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche agli interventi edilizi di cui all'articolo 22,  
comma  3,  realizzati  in  assenza  di  denuncia  di  inizio  attività  o  in  contrasto  con  questa  o  con  le  
prescrizioni degli strumenti urbanistici o della normativa urbanistico-edilizia vigente al momento della  
scadenza del  termine di 30 giorni dalla presentazione della denuncia di  inizio attività.  (comma aggiunto  
dal D.lgs. n. 301/02)  
 
Art. 41 (L) - Demolizione di opere abusive  
(Legge 28 febbraio 1985, n. 47, art. 27, commi 1, 2, 5; Legge 23 dicembre 1996, n. 662, art. 2, comma 56;  
d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267, art. 107 e 109)  
1.  In  tutti  i  casi  in  cui  la  demolizione  deve  avvenire  a  cura  del  comune,  essa  è  disposta  dal  dirigente  o  dal  
responsabile  del  competente  ufficio  comunale  su  valutazione  tecnico-economica  approvata  dalla  giunta  
comunale.  
2.  I  relativi  lavori  sono  affidati,  anche  a  trattativa  privata  ove  ne  sussistano  i  presupposti,  ad  imprese  
tecnicamente e finanziariamente idonee.  
3.  Nel  caso  di  impossibilità  di  affidamento  dei  lavori,  il  dirigente  o  il  responsabile  del  competente  ufficio  
comunale  ne  dà  notizia  all’ufficio  territoriale  del Governo,  il  quale  provvede  alla  demolizione  con  i mezzi  a  
disposizione della pubblica amministrazione, ovvero tramite impresa finanziariamente e tecnicamente idonea se  
i lavori non siano eseguibili in gestione diretta.  
4. Qualora sia necessario procedere alla demolizione di opere abusive è possibile avvalersi, per  il  tramite dei  
provveditorati  alle  opere  pubbliche,  delle  strutture  tecnico-operative  del Ministero  della  difesa,  sulla  base  di  
apposita convenzione stipulata d'intesa fra il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti ed il Ministro della difesa.  
5. E’ in ogni caso ammesso il ricorso a procedure negoziate aperte, per l’aggiudicazione di contratti d’appalto,  
per demolizioni da eseguirsi all’occorrenza.  
 
Art. 42 (L) - Ritardato od omesso versamento del contributo di costruzione  
(Legge 28 febbraio 1985, n. 47, art. 3)  
1.  Le  regioni  determinano  le  sanzioni  per  il  ritardato  o mancato  versamento  del  contributo  di  costruzione  in  
misura non inferiore a quanto previsto nel presente articolo e non superiore al doppio.  
2. Il mancato versamento, nei termini stabiliti, del contributo di costruzione di cui all’articolo 16 comporta:  
a) l'aumento del contributo in misura pari al 10 per cento qualora il versamento del contributo sia effettuato nei  
successivi centoventi giorni;  
b)  l'aumento del contributo  in misura pari al  20 per  cento quando, superato  il  termine di cui alla  lettera a),  il  
ritardo si protrae non oltre i successivi sessanta giorni;  
c)  l'aumento del  contributo  in misura pari al 40 per cento quando,  superato  il  termine di  cui alla  lettera b),  il  
ritardo si protrae non oltre i successivi sessanta giorni.  
(misure così modificate dall'articolo 27, comma 17, della legge n. 448 del 2001)  
3. Le misure di cui alle lettere precedenti non si cumulano.  
4. Nel caso di pagamento  rateizzato  le norme di cui al secondo comma si applicano ai  ritardi nei pagamenti  
delle singole rate.  
5. Decorso inutilmente il termine di cui alla lettera c) del comma 2, il comune provvede alla riscossione coattiva  
del complessivo credito nei modi previsti dall'articolo 43.  
6.  In mancanza di  leggi  regionali che determinino  la misura delle  sanzioni di cui al presente articolo, queste Pag. 23  
 
saranno applicate nelle misure indicate nel comma 2.  
 
Art. 43 (L) - Riscossione  
(legge 28 febbraio 1985, n. 47, art. 16)  
1. I contributi, le sanzioni e le spese di cui ai titoli II e IV della parte I del presente testo unico sono accertati e  
riscossi secondo le norme vigenti in materia di riscossione coattiva delle entrate dell'ente procedente.  
Art. 44 (L) - Sanzioni penali  
(Legge 28 febbraio 1985, n. 47, artt. 19 e 20; d.l. 23 aprile 1985, n. 146, art. 3, convertito in legge 21 giugno  
1985, n. 298)  
1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato e ferme le sanzioni amministrative, si applica:  
a) l'ammenda fino a 10.329 euro per l'inosservanza delle norme, prescrizioni e modalità esecutive previste dal  
presente  titolo,  in  quanto  applicabili,  nonché  dai  regolamenti  edilizi,  dagli  strumenti  urbanistici  e  dal  
permesso di costruire;  
b)  l'arresto  fino  a  due  anni  e  l'ammenda  da  5.164  a  51.645  euro  nei  casi  di  esecuzione  dei  lavori  in  totale  
difformità o assenza del permesso o di prosecuzione degli stessi nonostante l'ordine di sospensione;  
c) l'arresto fino a due anni e l'ammenda da 15.493 a 51.645 euro nel caso di lottizzazione abusiva di terreni a  
scopo edilizio, come previsto dal primo comma dell'articolo 30. La stessa pena si applica anche nel caso di  
interventi  edilizi  nelle  zone  sottoposte  a  vincolo  storico,  artistico,  archeologico,  paesistico,  ambientale,  in  
variazione essenziale, in totale difformità o in assenza del permesso.  
2. La sentenza definitiva del giudice penale che accerta che vi è stata lottizzazione abusiva, dispone la confisca  
dei terreni, abusivamente lottizzati e delle opere abusivamente costruite. Per effetto della confisca i terreni sono  
acquisiti  di  diritto  e  gratuitamente  al  patrimonio  del  comune  nel  cui  territorio  è  avvenuta  la  lottizzazione.  La  
sentenza definitiva è titolo per la immediata trascrizione nei registri immobiliari.  
2-bis.  Le  disposizioni  del  presente  articolo  si  applicano  anche  agli  interventi  edilizi  suscettibili  di  
realizzazione mediante denuncia di inizio attività ai sensi dell'articolo 22, comma 3, eseguiti in assenza  
o in totale difformità dalla stessa. (comma aggiunto dal D.lgs. n. 301/02)  
 
Art. 45 (L) - Norme relative all'azione penale  
(Legge 28 febbraio 1985, n. 47, art. 22)  
1. L'azione penale relativa alle violazioni edilizie rimane sospesa  finché non siano stati esauriti  i procedimenti  
amministrativi di sanatoria di cui all’articolo 36.  
2. Nel caso di ricorso giurisdizionale avverso il diniego del permesso in sanatoria di cui all'articolo 36, l'udienza  
viene fissata d'ufficio dal presidente del tribunale amministrativo regionale per una data compresa entro il terzo  
mese dalla presentazione del ricorso.  
3.  Il  rilascio  in  sanatoria  del  permesso  di  costruire  estingue  i  reati  contravvenzionali  previsti  dalle  norme  
urbanistiche vigenti.  
 
Art. 46 (L) - Nullità degli atti giuridici relativi ad edifici la cui costruzione abusiva sia iniziata dopo il 17 marzo 1985  
(Legge 28 febbraio 1985, n. 47, art. 17; d.l. 23 aprile 1985, n. 146, art. 8)  
1. Gli atti  tra vivi, sia  in  forma pubblica, sia  in  forma privata, aventi per oggetto  trasferimento o costituzione o  
scioglimento della comunione di diritti reali, relativi ad edifici, o loro parti, la cui costruzione è iniziata dopo il 17  
marzo 1985, sono nulli e non possono essere stipulati ove da essi non risultino, per dichiarazione dell'alienante,  
gli  estremi  del  permesso di  costruire  o  del  permesso  in  sanatoria. Tali  disposizioni  non  si  applicano  agli  atti  
costitutivi, modificativi o estintivi di diritti reali di garanzia o di servitù.  
2. Nel caso in cui sia prevista, ai sensi dell’articolo 38, l'irrogazione di una sanzione soltanto pecuniaria, ma non  
il  rilascio  del  permesso  in  sanatoria,  agli  atti  di  cui  al  comma  1  deve  essere  allegata  la  prova  dell'integrale  
pagamento della sanzione medesima.  
3. La sentenza che accerta la nullità degli atti di cui al comma 1 non pregiudica i diritti di garanzia o di servitù  
acquisiti  in  base  ad  un  atto  iscritto  o  trascritto  anteriormente  alla  trascrizione  della  domanda  diretta  a  far  
accertare la nullità degli atti.  
4. Se la mancata indicazione in atto degli estremi non sia dipesa dalla insussistenza del permesso di costruire  
al  tempo  in cui gli atti medesimi sono stati stipulati, essi possono essere confermati anche da una sola delle  
parti mediante atto successivo, redatto nella stessa forma del precedente, che contenga la menzione omessa. Pag. 24  
 
5. Le nullità di cui al presente articolo non si applicano agli atti derivanti da procedure esecutive  immobiliari,  
individuali o concorsuali. L'aggiudicatario, qualora  l'immobile si  trovi nelle condizioni previste per  il  rilascio del  
permesso di costruire in sanatoria, dovrà presentare domanda di permesso in sanatoria entro centoventi giorni  
dalla notifica del decreto emesso dalla autorità giudiziaria.  
5-bis. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche agli interventi edilizi realizzati mediante denuncia  
di  inizio attività ai sensi dell'articolo 22, comma 3, qualora nell'atto non siano  indicati gli estremi della stessa.  
(comma aggiunto dal D.lgs. n. 301/02)  

Art. 47 (L) - Sanzioni a carico dei notai  
(Legge 28 febbraio 1985, n. 47, art. 21)  
1. Il ricevimento e l'autenticazione da parte dei notai di atti nulli previsti dagli articoli 46 e 30 e non convalidabili  
costituisce  violazione  dell'articolo  28  della  legge  16  febbraio  1913,  n.  89,  e  successive  modificazioni,  e  
comporta l'applicazione delle sanzioni previste dalla legge medesima.  
2.  Tutti  i  pubblici  ufficiali,  ottemperando  a  quanto  disposto  dall'articolo  30,  sono  esonerati  da  responsabilità  
inerente  al  trasferimento  o  alla  divisione  dei  terreni;  l'osservanza  della  formalità  prevista  dal  comma  6  dello  
stesso articolo 30 tiene anche luogo della denuncia di cui all'articolo 331 del codice di procedura penale.  
 
Art. 48 (L) - Aziende erogatrici di servizi pubblici  
(Legge 28 febbraio 1985, n. 47, art.45)  
1. È  vietato a  tutte  le aziende erogatrici  di  servizi pubblici  somministrare  le  loro  forniture per  l'esecuzione  di  
opere prive di permesso di costruire, nonché ad opere in assenza di titolo iniziate dopo il 30 gennaio 1977 e per  
le quali non siano stati stipulati contratti di somministrazione anteriormente al 17 marzo 1985.  
2.  Il  richiedente  il  servizio  è  tenuto  ad  allegare  alla  domanda  una  dichiarazione  sostitutiva  di  atto  notorio, ai  
sensi  e  per  gli  effetti  dell'articolo  47  del  d.P.R.  28  dicembre  2000,  n.  445,  recante  il  Testo  unico  delle  
disposizioni  legislative e  regolamentari  in materia di documentazione amministrativa,  indicante gli estremi del  
permesso  di  costruire,  o,  per  le  opere  abusive,  gli  estremi  del  permesso  in  sanatoria,  ovvero  copia  della  
domanda  di  permesso  in  sanatoria  corredata  della  prova  del  pagamento  delle  somme  dovute  a  titolo  di  
oblazione  per  intero  nell'ipotesi  dell'articolo  36  e  limitatamente  alle  prime  due  rate nell'ipotesi  dell'articolo  35  
della legge 28 febbraio 1985, n. 47. Il contratto stipulato in difetto di tali dichiarazioni è nullo e il funzionario della  
azienda  erogatrice,  cui  sia  imputabile  la  stipulazione  del  contratto  stesso,  è  soggetto  ad  una  sanzione  
pecuniaria  da  2.582  a  7.746  euro. Per  le  opere  che  già  usufruiscono  di  un  servizio  pubblico,  in  luogo  della  
documentazione di  cui al precedente comma, può essere prodotta  copia di una  fattura, emessa dall'azienda  
erogante il servizio, dalla quale risulti che l'opera già usufruisce di un pubblico servizio.  
3. Per le opere iniziate anteriormente al 30 gennaio 1977, in luogo degli estremi della licenza edilizia può essere  
prodotta una dichiarazione sostitutiva di atto notorio rilasciata dal proprietario o altro avente titolo, ai sensi e per  
gli effetti dell'articolo 47 del d.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, recante il Testo unico delle disposizioni legislative  
e  regolamentari  in materia  di  documentazione  amministrativa,  attestante  che  l'opera  è  stata  iniziata  in  data  
anteriore al 30 gennaio 1977. Tale dichiarazione può essere ricevuta e inserita nello stesso contratto, ovvero in  
documento separato da allegarsi al contratto medesimo.  
3-bis.  Le  disposizioni  del  presente  articolo  si  applicano  anche  agli  interventi  edilizi  suscettibili  di  
realizzazione mediante denuncia di inizio attività ai sensi dell'articolo 22, comma 3, eseguiti in assenza  
della stessa. (comma aggiunto dal D.lgs. n. 301/02)  
 
Capo III - Disposizioni fiscali  
Art. 49 (L) - Disposizioni fiscali  
(Legge 17 agosto 1942, n. 1150, art. 41-ter)  
1.  Fatte  salve  le  sanzioni  di  cui  al  presente  titolo,  gli  interventi  abusivi  realizzati  in  assenza  di  titolo  o  in  
contrasto  con  lo  stesso,  ovvero  sulla  base  di  un  titolo  successivamente  annullato,  non  beneficiano  delle  
agevolazioni fiscali previste dalle norme vigenti, né di contributi o altre provvidenze dello Stato o di enti pubblici.  
Il  contrasto  deve  riguardare  violazioni  di  altezza,  distacchi,  cubatura  o  superficie  coperta  che  eccedano  per  
singola unità immobiliare il due per cento delle misure prescritte, ovvero il mancato rispetto delle destinazioni e  
degli  allineamenti  indicati  nel  programma  di  fabbricazione,  nel  piano  regolatore  generale  e  nei  piani  
particolareggiati di esecuzione.  
2.  È  fatto  obbligo  al  comune  di  segnalare  all'amministrazione  finanziaria,  entro  tre mesi  dall'ultimazione  dei  
lavori o dalla  richiesta del certificato di agibilità, ovvero dall'annullamento del  titolo edilizio, ogni  inosservanza  
comportante la decadenza di cui al comma precedente. Pag. 25  
 
3.  Il diritto dell'amministrazione  finanziaria a  recuperare  le  imposte dovute  in misura ordinaria per effetto della  
decadenza  stabilita  dal  presente  articolo  si  prescrive  col  decorso  di  tre  anni  dalla  data  di  ricezione  della  
segnalazione del comune.  
4. In caso di revoca o decadenza dai benefici suddetti il committente è responsabile dei danni nei confronti degli  
aventi causa.  
 
Art. 50 (L) - Agevolazioni tributarie in caso di sanatoria  
(Legge 28 febbraio 1985, n. 47, art.46)  
1.  In  deroga  alle  disposizioni  di  cui  all'articolo  49,  le  agevolazioni  tributarie  in materia  di  tasse  ed  imposte  
indirette sugli affari si applicano agli atti stipulati dopo il 17 marzo 1985, qualora ricorrano tutti i requisiti previsti  
dalle vigenti disposizioni agevolative ed a condizione che copia conforme del provvedimento di sanatoria venga  
presentata,  contestualmente  all'atto  da  registrare,  all'amministrazione  cui  compete  la  registrazione.  In  
mancanza  del  provvedimento  definitivo  di  sanatoria,  per  conseguire  in  via  provvisoria  le  agevolazioni  deve  
essere  prodotta,  al  momento  della  registrazione  dell'atto,  copia  della  domanda  di  permesso  in  sanatoria  
presentata al comune, con la relativa ricevuta rilasciata dal comune stesso. L'interessato, a pena di decadenza  
dai  benefìci,  deve  presentare  al  competente  ufficio  dell'amministrazione  finanziaria  copia  del  provvedimento  
definitivo di sanatoria entro sei mesi dalla sua notifica o, nel caso che questo non sia  intervenuto, a  richiesta  
dell'ufficio, dichiarazione del comune che attesti che la domanda non ha ancora ottenuto definizione.  
2. In deroga alle disposizioni di cui all’articolo 49, per i fabbricati costruiti senza permesso o in contrasto con la  
stesso,  ovvero  sulla  base  di  permesso  successivamente  annullato,  si  applica  la  esenzione  dall'imposta  
comunale sugli immobili, qualora ricorrano i requisiti tipologici di inizio e ultimazione delle opere in virtù dei quali  
sarebbe spettata, per il periodo di dieci anni a decorrere dal 17 marzo 1985. L'esenzione si applica a condizione  
che  l'interessato  ne  faccia  richiesta  all'ufficio  competente  del  suo  domicilio  fiscale,  allegando  copia  della  
domanda  indicata nel comma precedente con  la  relativa  ricevuta  rilasciata dal comune. Alla scadenza di ogni  
anno dal giorno della presentazione della domanda suddetta,  l'interessato, a pena di decadenza dai benefici,  
deve  presentare,  entro  novanta  giorni  da  tale  scadenza,  all'ufficio  competente  copia  del  provvedimento  
definitivo  di  sanatoria,  o  in  mancanza  di  questo,  una  dichiarazione  del  comune,  ovvero  una  dichiarazione  
sostitutiva di atto notorio, attestante che la domanda non ha ancora ottenuto definizione.  
3.  La  omessa  o  tardiva  presentazione  del  provvedimento  di  sanatoria  comporta  il  pagamento  dell'imposta  
comunale  sugli  immobili  e  delle  altre  imposte  dovute  nella misura  ordinaria,  nonché  degli  interessi  di mora  
stabiliti per i singoli tributi.  
4.  Il  rilascio  del  permesso  in  sanatoria,  per  le  opere  o  le  parti  di  opere  abusivamente  realizzate,  produce  
automaticamente, qualora  ricorrano  tutti  i  requisiti previsti dalle vigenti disposizioni agevolative,  la cessazione  
degli effetti dei provvedimenti di revoca o di decadenza previsti dall’articolo 49.  
5. In attesa del provvedimento definitivo di sanatoria, per il conseguimento in via provvisoria degli effetti previsti  
dal comma 4, deve essere prodotta da parte dell'interessato alle amministrazioni  finanziarie competenti copia  
autenticata della domanda di permesso in sanatoria, corredata della prova del pagamento delle somme dovute  
fino al momento della presentazione della istanza di cui al presente comma.  
6.  Non  si  fa  comunque  luogo  al  rimborso  dell'imposta  comunale  sugli  immobili  e  delle  altre  imposte  
eventualmente  già  pagate.  L'esenzione  si  applica  a  condizione  che  l'interessato  ne  faccia  richiesta  all'ufficio  
competente ...  
 
Art. 51 (L) - Finanziamenti pubblici e sanatoria  
(Legge 23 dicembre 1996, n. 662, art. 2, comma 50)  
1. La concessione di  indennizzi, ai sensi della  legislazione sulle calamità naturali, è esclusa nei casi  in cui gli  
immobili danneggiati siano stati eseguiti abusivamente in zone alluvionali; la citata concessione di indennizzi è  
altresì esclusa per gli  immobili edificati  in zone sismiche senza  i prescritti criteri di sicurezza e senza che sia  
intervenuta sanatoria.  
 
PARTE II – Normativa tecnica per l’edilizia  Capo I - Disposizioni di carattere generale  

Art. 52 (L) - Tipo di strutture e norme tecniche  
(Legge 3 febbraio 1974, n. 64, artt. 1 e 32, comma 1)  
1.  In  tutti  i  comuni  della  Repubblica  le  costruzioni  sia  pubbliche  sia  private  debbono  essere  realizzate  in  
osservanza  delle  norme  tecniche  riguardanti  i  vari  elementi  costruttivi  fissate  con  decreti  del Ministro  per  le Pag. 26  
 
infrastrutture  e  i  trasporti,  sentito  il  Consiglio  superiore  dei  lavori  pubblici  che  si  avvale  anche  della  
collaborazione del Consiglio nazionale delle ricerche. Qualora le norme tecniche riguardino costruzioni in zone  
sismiche esse sono adottate di concerto con il Ministro per l'interno. Dette norme definiscono:  
a) i criteri generali tecnico-costruttivi per la progettazione, esecuzione e collaudo degli edifici in muratura e per il  
loro consolidamento;  
b)  i carichi e sovraccarichi e  loro combinazioni, anche  in  funzione del  tipo e delle modalità costruttive e della  
destinazione dell'opera, nonché i criteri generali per la verifica di sicurezza delle costruzioni;  
c)  le  indagini  sui  terreni  e  sulle  rocce,  la  stabilità  dei  pendii  naturali  e  delle  scarpate,  i  criteri  generali  e  le  
precisazioni tecniche per la progettazione, esecuzione e collaudo delle opere di sostegno delle terre e delle  
opere di fondazione; i criteri generali e le precisazioni tecniche per la progettazione, esecuzione e collaudo  
di opere speciali, quali ponti, dighe, serbatoi, tubazioni, torri, costruzioni prefabbricate in genere, acquedotti,  
fognature;  
d) la protezione delle costruzioni dagli incendi.  
2. Qualora vengano usati sistemi costruttivi diversi da quelli  in muratura o con ossatura portante  in cemento  
armato normale e precompresso, acciaio o sistemi combinati dei predetti materiali, per edifici con quattro o più  
piani  entro  e  fuori  terra,  l'idoneità  di  tali  sistemi  deve  essere  comprovata  da  una  dichiarazione  rilasciata  dal  
presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici su conforme parere dello stesso Consiglio.  
3. Le norme tecniche di cui al presente articolo e i relativi aggiornamenti entrano in vigore trenta giorni dopo la  
pubblicazione dei rispettivi decreti nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.  

Art. 53 (L) - Definizioni  
(Legge 5 novembre 1971, n. 1086, art. 1, primo, secondo e terzo comma)  
1. Ai fini del presente testo unico si considerano:  
a)  opere  in  conglomerato  cementizio  armato  normale,  quelle  composte  da  un  complesso  di  strutture  in  
conglomerato cementizio ed armature che assolvono ad una funzione statica;  
b)  opere  in  conglomerato  cementizio  armato  precompresso,  quelle  composte  di  strutture  in  conglomerato  
cementizio ed armature nelle quali si imprime artificialmente uno stato di sollecitazione addizionale di natura  
ed entità tali da assicurare permanentemente l'effetto statico voluto;  
c) opere a struttura metallica quelle nelle quali la statica è assicurata in tutto o in parte da elementi strutturali in  
acciaio o in altri metalli;  

Art. 54 (L) - Sistemi costruttivi  
(Legge 2 febbraio 1974, n. 64, art. 5, art.6, primo comma, art.7, primo comma, art.8, primo comma)  
1. Gli edifici possono essere costruiti con:  
a) struttura  intelaiata  in cemento armato normale o precompresso, acciaio o sistemi combinati dei predetti  
materiali;  
b) struttura a pannelli portanti;  
c) struttura in muratura;  
d) struttura in legname.  
2. Ai fini di questo testo unico si considerano:  
a) costruzioni in muratura, quelle nelle quali la muratura ha funzione portante;  
b) strutture a pannelli portanti, quelle  formate con  l'associazione di pannelli verticali prefabbricati  (muri), di  
altezza pari ad un piano e di  larghezza superiore ad un metro, resi solidali a strutture orizzontali (solai)  
prefabbricate o costruite in opera;  
c)  strutture  intelaiate,  quelle  costituite  da  aste  rettilinee  o  curvilinee,  comunque  vincolate  fra  loro  ed  
esternamente.  
 
Art. 55 (L) - Edifici in muratura  

(Legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 6, secondo comma)  
1. Le costruzioni in muratura devono presentare adeguate caratteristiche di solidarietà fra gli elementi strutturali  
che le compongono, e di rigidezza complessiva secondo le indicazioni delle norme tecniche di cui all’articolo 83.  
 
Art. 56 (L) - Edifici con struttura a pannelli portanti  
(Legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 7, secondo, terzo, quarto e quinto comma) Pag. 27  
 
1.  Le  strutture  a  pannelli  portanti  devono  essere  realizzate  in  calcestruzzo  pieno  od  alleggerito,  semplice,  
armato normale o precompresso, presentare giunzioni eseguite in opera con calcestruzzo o malta cementizia,  
ed essere irrigidite da controventamenti opportuni, costituiti dagli stessi pannelli verticali sovrapposti o da lastre  
in calcestruzzo  realizzate  in opera;  i controventamenti devono essere orientati almeno secondo due direzioni  
distinte.  
2.  Il  complesso  scatolare  costituito  dai  pannelli  deve  realizzare  un  organismo  statico  capace  di  assorbire  le  
azioni sismiche di cui all'articolo 85.  
3. La trasmissione delle azioni mutue tra i diversi elementi deve essere assicurata da armature metalliche.  
4. L'idoneità di tali sistemi costruttivi, anche in funzione del grado di sismicità, deve essere comprovata da una  
dichiarazione  rilasciata  dal  presidente  del  Consiglio  superiore  dei  lavori  pubblici,  su  conforme  parere  dello  
stesso Consiglio.  
 
Art. 57 (L) - Edifici con strutture intelaiate  
(Legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 8, secondo periodo del primo comma, secondo, terzo e quarto comma)  
1. Nelle strutture intelaiate possono essere compresi elementi irrigidenti costituiti da:  
a) strutture reticolate in acciaio, calcestruzzo armato normale o precompresso;  
b) elementi-parete in acciaio, calcestruzzo armato normale o precompresso.  
2. Gli  elementi  irrigidenti devono  essere  opportunamente  collegati alle  intelaiature  della  costruzione  in modo  
che sia assicurata la trasmissione delle azioni sismiche agli irrigidimenti stessi.  
3.  Il  complesso  resistente  deve  essere  proporzionato  in modo  da  assorbire  le  azioni  sismiche  definite  dalle  
norme tecniche di cui all'articolo 83.  
4. Le murature di tamponamento delle strutture intelaiate devono essere efficacemente collegate alle aste della  
struttura stessa secondo le modalità specificate dalle norme tecniche di cui all’articolo 83.  
 
Art. 58 (L) - Produzione in serie in stabilimenti di manufatti in conglomerato normale e precompresso e  
di manufatti complessi in metallo  

(Legge 5 novembre 1971, n. 1086, art. 9)  
1. Le ditte che procedono alla costruzione di manufatti in conglomerato armato normale o precompresso ed in  
metallo,  fabbricati  in  serie  e  che  assolvono  alle  funzioni  indicate  negli  articoli  53,  comma 1  e  64,  comma  1,  
hanno l'obbligo di darne preventiva comunicazione al Servizio Tecnico Centrale del Ministero delle infrastrutture  
e dei trasporti, con apposita relazione nella quale debbono:  
a) descrivere ciascun tipo di struttura indicando le possibili applicazioni e fornire i calcoli relativi, con particolare  
riguardo a quelli riferentisi a tutto il comportamento sotto carico fino a fessurazione e rottura;  
b) precisare  le caratteristiche dei materiali  impiegati sulla scorta di prove eseguite presso uno dei  laboratori di  
cui all'articolo 59;  
c)  indicare,  in  modo  particolareggiato,  i  metodi  costruttivi  e  i  procedimenti  seguiti  per  la  esecuzione  delle  
strutture;  
d) indicare i risultati delle prove eseguite presso uno dei laboratori di cui all'articolo 59.  
2. Tutti gli elementi precompressi debbono essere chiaramente e durevolmente contrassegnati onde si possa  
individuare la serie di origine.  
3. Per le ditte che costruiscono manufatti complessi in metallo fabbricati in serie, i quali assolvono alle funzioni  
indicate negli articoli 53, comma 1 e 64, comma 1,  la  relazione di cui al comma 1 del presente articolo deve  
descrivere ciascun tipo di struttura, indicando le possibili applicazioni e fornire i calcoli relativi.  
4. Le ditte produttrici di  tutti  i manufatti di cui ai comma precedenti sono  tenute a  fornire  tutte  le prescrizioni  
relative alle operazioni di trasporto e di montaggio dei loro manufatti.  
5.  La  responsabilità  della  rispondenza  dei  prodotti  rimane  a  carico  della  ditta  produttrice,  che  è  obbligata  a  
corredare la fornitura con i disegni del manufatto e l'indicazione delle sue caratteristiche di impiego.  
6. Il progettista delle strutture è responsabile dell'organico inserimento e della previsione di utilizzazione dei  
manufatti di cui sopra nel progetto delle strutture dell'opera.  
 
Art. 59 (L) - Laboratori  
(Legge 5 novembre 1971, n. 1086, art. 20)  
1. Agli effetti del presente testo unico sono considerati laboratori ufficiali: Pag. 28  
 
a)  i  laboratori  degli  istituti  universitari  dei  politecnici  e  delle  facoltà  di  ingegneria  e  delle  facoltà  o  istituti  
universitari di architettura;  
b) il laboratorio di scienza delle costruzioni del centro studi ed esperienze dei servizi antincendi e di protezione  
civile (Roma);  
b-bis) il laboratorio dell’Istituto sperimentale di rete ferroviaria italiana spa;  
b-ter) il Centro sperimentale dell'Ente nazionale per le strade (ANAS) di Cesano (Roma), autorizzando lo stesso  
ad effettuare prove di crash test per le barriere metalliche. (lettere aggiunte dall'articolo 5, comma 5 legge n.  
166 del 2002)  
2.  Il Ministro per  le  infrastrutture e  i  trasporti, sentito  il Consiglio superiore dei  lavori pubblici, può autorizzare  
con proprio decreto, ai sensi del presente capo, altri laboratori ad effettuare prove su materiali da costruzione,  
comprese quelle geotecniche su terreni e rocce.  
3. L'attività dei laboratori, ai fini del presente capo, è servizio di pubblica utilità.  
 
Art. 60 (L) - Emanazione di norme tecniche  
(Legge 5 novembre 1971, n. 1086, art.21)  
1. Il Ministro per le infrastrutture e i trasporti, sentito il Consiglio superiore dei lavori pubblici che si avvale anche  
della collaborazione del Consiglio nazionale delle ricerche, predispone, modifica ed aggiorna le norme tecniche  
alle quali si uniformano le costruzioni di cui al capo secondo.  
 
Art. 61 (L) - Abitati da consolidare  
(Legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 2)  
1.  In  tutti  i  territori comunali o  loro parti, nei quali siano  intervenuti od  intervengano  lo Stato o  la  regione per  
opere  di  consolidamento  di  abitato  ai  sensi  della  legge  9  luglio  1908,  n.  445  e  successive modificazioni  ed  
integrazioni,  nessuna  opera  e  nessun  lavoro,  salvo  quelli  di manutenzione  ordinaria  o  di  rifinitura,  possono  
essere eseguiti senza la preventiva autorizzazione del competente ufficio tecnico della regione.  
2. Le opere di consolidamento, nei casi di urgenza  riconosciuta con ordinanza del competente ufficio  tecnico  
regionale o comunale, possono eccezionalmente essere intraprese anche prima della predetta autorizzazione,  
la quale comunque dovrà essere richiesta nel termine di cinque giorni dall'inizio dei lavori.  
 
Art. 62 (L) - Utilizzazione di edifici  
(Legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 28)  
1. Il rilascio della licenza d'uso per gli edifici costruiti in cemento armato e dei certificati di agibilità da parte dei  
comuni è condizionato all'esibizione di un certificato da rilasciarsi dall'ufficio tecnico della regione, che attesti la  
perfetta rispondenza dell'opera eseguita alle norme del capo quarto.  
 
Art. 63 (L) - Opere pubbliche  
1. Quando si tratti di opere eseguite dai soggetti di cui all’art. 2 della legge 11 febbraio 1994, n. 109, le norme  
della presente parte si applicano solo nel caso in cui non sia diversamente disposto dalla citata legge n. 109 del  
1994, dal d.P.R. 21 dicembre 1999, n. 544, dal d.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e dal d.m. 19 aprile 2000 n. 145.  
 
Capo  II  -  Disciplina  delle  opere  di  conglomerato  cementizio  armato,  normale  e  precompresso  ed  a  
struttura metallica  
Sezione I - Adempimenti  
 
Art. 64 (L) - Progettazione, direzione, esecuzione, responsabilità  
(Legge  n.  1086  del  1971,  art.  1,  quarto  comma;  art.  2,  primo  e  secondo  comma;  art.  3,  primo  e  secondo  
comma)  
1.  La  realizzazione  delle  opere  di  conglomerato  cementizio  armato,  normale  e  precompresso  ed  a  struttura  
metallica, deve avvenire in modo  tale da assicurare la perfetta stabilità e sicurezza delle strutture e da evitare  
qualsiasi pericolo per la pubblica incolumità.  
2. La costruzione delle opere di cui all’articolo 53, comma 1, deve avvenire  in base ad un progetto esecutivo  
redatto da un  tecnico abilitato,  iscritto nel  relativo albo, nei  limiti delle proprie competenze stabilite dalle  leggi  
sugli ordini e collegi professionali. Pag. 29  
 
3. L'esecuzione delle opere deve aver  luogo sotto  la direzione di un  tecnico abilitato,  iscritto nel  relativo albo,  
nei limiti delle proprie competenze stabilite dalle leggi sugli ordini e collegi professionali.  
4.  Il  progettista  ha  la  responsabilità  diretta  della  progettazione  di  tutte  le  strutture  dell'opera  comunque  
realizzate.  
5.  Il direttore dei  lavori e  il costruttore, ciascuno per  la parte di sua competenza, hanno  la responsabilità della  
rispondenza dell'opera al progetto, dell'osservanza delle prescrizioni di esecuzione del progetto, della qualità  
dei materiali impiegati, nonché, per quanto riguarda gli elementi prefabbricati, della posa in opera.  
 
Art. 65 (R) - Denuncia dei lavori di realizzazione e relazione a struttura ultimata di opere di conglomerato  
cementizio armato, normale e precompresso ed a struttura metallica  
(Legge n. 1086 del 1971, artt. 4 e 6)  
1. Le opere di conglomerato cementizio armato, normale e precompresso ed a struttura metallica, prima del loro  
inizio, devono essere denunciate dal costruttore allo sportello unico, che provvede a trasmettere tale denuncia  
al competente ufficio tecnico regionale. (testo rettificato con comunicato in G.U. n. 47 del 25 febbraio 2002)  
2. Nella denuncia devono essere indicati i nomi ed i recapiti del committente, del progettista delle strutture, del  
direttore dei lavori e del costruttore.  
3. Alla denuncia devono essere allegati  
a) il progetto dell'opera in triplice copia, firmato dal progettista, dal quale risultino in modo chiaro ed esauriente  
le calcolazioni eseguite, l'ubicazione, il tipo, le dimensioni delle strutture, e quanto altro occorre per definire  
l'opera sia nei riguardi dell'esecuzione sia nei riguardi della conoscenza delle condizioni di sollecitazione;  
b) una relazione illustrativa in triplice copia firmata dal progettista e dal direttore dei lavori, dalla quale risultino  
le caratteristiche, le qualità e le dosature dei materiali che verranno impiegati nella costruzione.  
4. Lo sportello unico restituisce al costruttore, all'atto stesso della presentazione, una copia del progetto e della  
relazione  con  l'attestazione  dell'avvenuto  deposito.  (testo  rettificato  con  comunicato  in  G.U.  n.  47  del  25  
febbraio 2002)  
5. Anche  le varianti che nel corso dei  lavori si  intendano  introdurre alle opere di cui al comma 1, previste nel  
progetto  originario,  devono  essere  denunciate,  prima  di  dare  inizio  alla  loro  esecuzione,  allo  sportello  unico  
nella forma e con gli allegati previsti nel presente articolo.  
6. A strutture ultimate, entro il termine di sessanta giorni, il direttore dei lavori deposita presso lo sportello unico  
una relazione, redatta in triplice copia, sull’adempimento degli obblighi di cui ai commi 1, 2 e 3, esponendo:  
a) i certificati delle prove sui materiali impiegati emessi da laboratori di cui all’articolo 59;   
b) per  le opere  in conglomerato armato precompresso, ogni  indicazione  inerente alla  tesatura dei cavi ed ai  
sistemi di messa in coazione;  
c) l’esito delle eventuali prove di carico, allegando le copie dei relativi verbali firmate per copia conforme.  
7.  Lo  sportello  unico  restituisce  al  direttore  dei  lavori,  all’atto  stesso  della  presentazione,  una  copia  della  
relazione di cui al comma 6 con l’attestazione dell’avvenuto deposito, e provvede a trasmettere una copia di tale  
relazione al competente ufficio tecnico regionale.  
8. Il direttore dei lavori consegna al collaudatore la relazione, unitamente alla restante documentazione di cui al  
comma 6.  
 
Art. 66 (L) - Documenti in cantiere  
(Legge n. 1086 del 1971, art. 5)  
1. Nei cantieri, dal giorno di inizio delle opere, di cui all’articolo 53, comma 1, a quello di ultimazione dei lavori,  
devono essere conservati gli atti indicati all’articolo 65, commi 3 e 4, datati e firmati anche dal costruttore e dal  
direttore dei lavori, nonché un apposito giornale dei lavori.  
2. Della conservazione e  regolare  tenuta di  tali documenti è  responsabile  il direttore dei  lavori.  Il direttore dei  
lavori  è  anche  tenuto  a  vistare  periodicamente,  ed  in  particolare  nelle  fasi  più  importanti  dell'esecuzione,  il  
giornale dei lavori.  
 
Art. 67 (L, comma 1, 2, 4 e 8; R, commi 3, 5, 6 e 7) - Collaudo statico  
(Legge 5 novembre 1971, n. 1086, artt. 7 e 8)  
1. Tutte le costruzioni di cui all’articolo 53, comma 1, la cui sicurezza possa comunque interessare la pubblica  
incolumità devono essere sottoposte a collaudo statico. Pag. 30  
 
2. Il collaudo deve essere eseguito da un ingegnere o da un architetto, iscritto all’albo da almeno dieci anni, che  
non sia intervenuto in alcun modo nella progettazione, direzione, esecuzione dell’opera.  
3. Contestualmente alla denuncia prevista dall’articolo 65, il direttore dei lavori è tenuto a presentare presso lo  
sportello  unico  l’atto  di  nomina  del  collaudatore  scelto  dal  committente  e  la  contestuale  dichiarazione  di  
accettazione dell’incarico, corredati da certificazione attestante le condizioni di cui al comma 2.  
4. Quando non esiste il committente ed il costruttore esegue in proprio, è fatto obbligo al costruttore di chiedere,  
anteriormente  alla  presentazione  della  denuncia  di  inizio  dei  lavori,  all'ordine  provinciale  degli  ingegneri  o  a  
quello degli architetti, la designazione di una terna di nominativi fra i quali sceglie il collaudatore.  
5. Completata la struttura con la copertura dell’edificio, il direttore dei lavori ne dà comunicazione allo sportello  
unico e al collaudatore che ha 60 giorni di tempo per effettuare il collaudo.  
6.  In  corso  d’opera  possono  essere  eseguiti  collaudi  parziali motivati  da  difficoltà  tecniche  e  da  complessità  
esecutive dell’opera, fatto salvo quanto previsto da specifiche disposizioni.  
7.  Il  collaudatore  redige,  sotto  la  propria  responsabilità,  il  certificato  di  collaudo  in  tre  copie  che  invia  al  
competente ufficio tecnico regionale e al committente, dandone contestuale comunicazione allo sportello unico.  
8. Per  il  rilascio di  licenza d’uso o di agibilità, se prescritte, occorre presentare all’amministrazione comunale  
una copia del certificato di collaudo.  
 
Sezione II - Vigilanza  
Art. 68 (L) - Controlli  
(Legge 5 novembre 1971, n. 1086, art. 10)  

1.  Il dirigente o  il  responsabile del competente ufficio comunale, nel cui  territorio vengono  realizzate  le opere  
indicate  nell'articolo  53,  comma  1,  ha  il  compito  di  vigilare  sull'osservanza  degli  adempimenti  preposti  dal  
presente testo unico: a tal fine si avvale dei funzionari ed agenti comunali.  
2. Le disposizioni del precedente comma non si applicano alle opere costruite per conto dello Stato e per conto  
delle regioni, delle province e dei comuni, aventi un ufficio tecnico con a capo un ingegnere.  
 
Art. 69 (L) - Accertamenti delle violazioni  

(Legge 5 novembre 1971, n. 1086, art. 11)  
1. I funzionari e agenti comunali che accertino l'inosservanza degli adempimenti previsti nei precedenti articoli,  
redigono  processo  verbale  che,  a  cura  del  dirigente  o  responsabile  del  competente  ufficio  comunale,  verrà  
inoltrato  all’Autorità  giudiziaria  competente  ed  all’ufficio  tecnico  della  regione  per  i  provvedimenti  di  cui  
all’articolo 70.  
 
Art. 70 (L) - Sospensione dei lavori  
(Legge 5 novembre 1971, n. 1086, art. 12)  
1.  Il  dirigente  dell’ufficio  tecnico  regionale,  ricevuto  il  processo  verbale  redatto  a  norma  dell’articolo  69  ed  
eseguiti gli opportuni accertamenti, ordina, con decreto notificato a mezzo di messo comunale, al committente,  
al direttore dei lavori e al costruttore la sospensione dei lavori.  
2. I lavori non possono essere ripresi finché il dirigente dell’ufficio tecnico regionale non abbia accertato che sia  
stato provveduto agli adempimenti previsti dal presente capo.  
3. Della disposta sospensione è data comunicazione al dirigente del competente ufficio comunale perché ne  
curi l'osservanza.  
 
Sezione III - Norme penali  
Art. 71 (L) - Lavori abusivi  
(Legge 5 novembre 1971, n. 1086, art. 13)  
1. Chiunque commette, dirige e, in qualità di costruttore, esegue le opere previste dal presente capo, o parti di  
esse, in violazione dell'articolo 64, commi 2, 3 e 4, è punito con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda da 103  
a 1.032 euro.  
2. È soggetto alla pena dell'arresto  fino ad un anno, o dell'ammenda da 1.032 a 10.329 euro, chi produce  in  
serie  manufatti  in  conglomerato  armato  normale  o  precompresso  o  manufatti  complessi  in  metalli  senza  
osservare le disposizioni dell'articolo 58.  
Pag. 31  
 
Art. 72 (L) - Omessa denuncia dei lavori  
(Legge 5 novembre 1971, n. 1086, art. 14)  
1. Il costruttore che omette o ritarda la denuncia prevista dall'articolo 65 è punito con l'arresto fino a tre mesi o  
con l'ammenda da da 103 a 1.032 euro.  
 
Art. 73 (L) - Responsabilità del direttore dei lavori  
(Legge 5 novembre 1971, n. 1086, art. 15)  
1.  Il direttore dei  lavori che non ottempera alle prescrizioni  indicate nell'articolo 66 è punito con  l'ammenda da  
41 a 206 euro.  
2. Alla stessa pena soggiace  il direttore dei  lavori che omette o  ritarda  la presentazione al competente ufficio  
tecnico regionale della relazione indicata nell'articolo 65, comma 6.  
 
Art. 74 (L) - Responsabilità del collaudatore  
(Legge 5 novembre 1971, n. 1086, art. 16)  
1. Il collaudatore che non osserva gli obblighi di cui all’articolo 67, comma 5, è punito con  l'ammenda da 51 a  
516 euro.  
 
Art. 75 (L) - Mancanza del certificato di collaudo  
(Legge 5 novembre 1971, n. 1086, art. 17)  
1. Chiunque consente  l'utilizzazione delle costruzioni prima del  rilascio del certificato di collaudo è punito con  
l'arresto fino ad un mese o con l'ammenda da 103 a 1.032 euro.  
 
Art. 76 (L) - Comunicazione della sentenza  
(Legge 5 novembre 1971, n. 1086, art. 18)  
1. La sentenza  irrevocabile, emessa  in base alle precedenti disposizioni, deve essere comunicata, a cura del  
cancelliere, entro 15 giorni da quello  in cui è divenuta  irrevocabile, al comune e alla regione  interessata ed al  
consiglio provinciale dell'ordine professionale, cui eventualmente sia iscritto l'imputato.  
 
Capo  III  - Disposizioni per  favorire  il superamento e  l’eliminazione delle barriere architettoniche negli  
edifici privati, pubblici e privati aperti al pubblico  
Sezione I - Eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati  
 
Art. 77 (L) - Progettazione di nuovi edifici e ristrutturazione di interi edifici  
(Legge 9 gennaio 1989, n. 13, art. 1)  
1. I progetti relativi alla costruzione di nuovi edifici privati, ovvero alla ristrutturazione di interi edifici, ivi compresi  
quelli di edilizia residenziale pubblica, sovvenzionata ed agevolata, sono redatti in osservanza delle prescrizioni  
tecniche previste dal comma 2.  
2. Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti fissa con decreto, adottato ai sensi dell’articolo 52, le prescrizioni  
tecniche  necessarie  a  garantire  l'accessibilità,  l'adattabilità  e  la  visitabilità  degli  edifici  privati  e  di  edilizia  
residenziale pubblica, sovvenzionata ed agevolata.  
3. La progettazione deve comunque prevedere:  
a) accorgimenti tecnici idonei alla  installazione di meccanismi per l'accesso ai piani superiori, ivi compresi i  
servoscala;  
b) idonei accessi alle parti comuni degli edifici e alle singole unità immobiliari;  
c) almeno un accesso in piano, rampe prive di gradini o idonei mezzi di sollevamento;  
d) l'installazione, nel caso di immobili con più di tre livelli fuori terra, di un ascensore per ogni scala principale  
raggiungibile mediante rampe prive di gradini.  
4. È fatto obbligo di allegare al progetto la dichiarazione del professionista abilitato di conformità degli elaborati  
alle disposizioni adottate ai sensi del presente capo.  
5. I progetti di cui al comma 1 che riguardano immobili vincolati ai sensi del decreto legislativo 29 ottobre 1999,  
n.  490,  devono  essere  approvati  dalla  competente  autorità  di  tutela,  a  norma  degli  articoli  23  e  151  del Pag. 32  
 
medesimo decreto legislativo.  
 
Art. 78 (L) - Deliberazioni sull’eliminazione delle barriere architettoniche  
(Legge 9 gennaio 1989, n. 13, art. 2)  
1. Le deliberazioni che hanno per oggetto  le  innovazioni da attuare negli edifici privati dirette ad eliminare  le  
barriere architettoniche di cui all'articolo 27, primo comma, della legge 30 marzo 1971, n. 118, ed all'articolo 1,  
primo comma, del d.P.R. 24 luglio 1996, n. 503, nonché la realizzazione di percorsi attrezzati e la installazione  
di dispositivi di segnalazione atti a  favorire  la mobilità dei ciechi all'interno degli edifici privati, sono approvate  
dall'assemblea del condominio,  in prima o  in seconda convocazione, con  le maggioranze previste dall'articolo  
1136, secondo e terzo comma, del codice civile.  
2. Nel caso in cui il condominio rifiuti di assumere, o non assuma entro tre mesi dalla richiesta fatta per iscritto,  
le deliberazioni di cui al comma 1, i portatori di handicap, ovvero chi ne esercita la tutela o la potestà di cui al  
titolo IX del libro primo del codice civile, possono installare, a proprie spese, servoscala nonché strutture mobili  
e  facilmente  rimovibili  e  possono  anche modificare  l'ampiezza  delle  porte  d'accesso,  al  fine  di  rendere  più  
agevole l'accesso agli edifici, agli ascensori e alle rampe delle autorimesse.  
3. Resta fermo quanto disposto dagli articoli 1120, secondo comma, e 1121, terzo comma, del codice civile.  
 
Art.  79  (L)  -  Opere  finalizzate  all’eliminazione  delle  barriere  architettoniche  realizzate  in  deroga  ai  regolamenti edilizi  
(Legge 9 gennaio 1989, n. 13, art. 3)  
1.  Le  opere  di  cui  all’articolo  78  possono  essere  realizzate  in  deroga  alle  norme  sulle  distanze  previste  dai  
regolamenti  edilizi,  anche  per  i  cortili  e  le  chiostrine  interni  ai  fabbricati  o  comuni  o  di  uso  comune  a  più  
fabbricati.  
2. È fatto salvo l'obbligo di rispetto delle distanze di cui agli articoli 873 e 907 del codice civile nell'ipotesi in cui  
tra le opere da realizzare e i fabbricati alieni non sia interposto alcuno spazio o alcuna area di proprietà o di uso  
comune.  
 
Art. 80 (L) - Rispetto delle norme antisismiche, antincendio e di prevenzione degli infortuni  

(Legge 9 gennaio 1989, n. 13, art. 6)  
1. Fermo restando l’obbligo del preavviso e dell’invio del progetto alle competenti autorità a norma dell'articolo  
94,  l’esecuzione  delle  opere  edilizie  di  cui  all’articolo  78,  da  realizzare  in  ogni  caso  nel  rispetto  delle  norme  
antisismiche, di prevenzione degli incendi e degli infortuni, non è soggetta alla autorizzazione di cui all’articolo  
94.  L’esecuzione  non  conforme  alla  normativa  richiamata  al  comma  1  preclude  il  collaudo  delle  opere  
realizzate.  
 
Art. 81 (L) - Certificazioni  

(Legge 9 gennaio 1989, n. 13, art. 8; d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267, art.107 e 109)  
1. Alle domande ovvero alle comunicazioni al dirigente o responsabile del competente ufficio comunale relative  
alla  realizzazione  di  interventi  di  cui  al  presente  capo  è  allegato  certificato medico  in  carta  libera  attestante  
l'handicap e dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà, ai sensi dell'art. 47 del d.P.R 28 dicembre 2000, n.  
445,  recante  il  Testo  unico  delle  disposizioni  legislative  e  regolamentari  in  materia  di  documentazione  
amministrativa, dalla quale risultino l'ubicazione della propria abitazione, nonché le difficoltà di accesso.  
 
 Sezione  II  -  Eliminazione  o  superamento  delle  barriere  architettoniche  negli  edifici  pubblici  e  privati  aperti al pubblico   
 
Art. 82  (L  )  - Eliminazione o  superamento delle barriere architettoniche negli  edifici pubblici  e privati  aperti al pubblico  
(Legge 5 febbraio 1992, n. 104, art. 24; d.lgs. 31 marzo 1998, n. 112, art. 62, comma 2; d.lgs. n. 267 del  
2000, artt. 107 e 109)  
1. Tutte  le opere edilizie  riguardanti edifici pubblici e privati aperti al pubblico che sono suscettibili di  limitare  
l'accessibilità  e  la  visitabilità  di  cui  alla  sezione  prima  del  presente  capo,  sono  eseguite  in  conformità  alle  
disposizioni di cui alla legge 30 marzo 1971, n. 118, e successive modificazioni, alla sezione prima del presente  
capo,  al  regolamento  approvato  con  d.P.R.  24  luglio  1996,  n.  503,  recante  norme  per  l’eliminazione  delle Pag. 33  
 
barriere architettoniche, e al decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236.  
2. Per gli edifici pubblici e privati aperti al pubblico soggetti ai vincoli di cui al decreto legislativo 29 ottobre 1999,  
n. 490, nonché ai vincoli previsti da leggi speciali aventi le medesime finalità, qualora le autorizzazioni previste  
dall’articolo 20, commi 6 e 7, non possano venire concesse, per il mancato rilascio del nulla osta da parte delle  
autorità  competenti  alla  tutela  del  vincolo,  la  conformità  alle  norme  vigenti  in  materia  di  accessibilità  e  di  
superamento  delle  barriere  architettoniche  può  essere  realizzata  con  opere  provvisionali,  come  definite  
dall'articolo  7  del  d.P.R. 7  gennaio  1956,  n. 164,  sulle quali  sia  stata  acquisita  l’approvazione  delle predette  
autorità.  
3. Alle comunicazioni allo sportello unico dei progetti di esecuzione dei lavori riguardanti edifici pubblici e aperti  
al pubblico, di cui al comma 1, rese ai sensi dell'articolo 22, sono allegate una documentazione grafica e una  
dichiarazione  di  conformità  alla  normativa  vigente  in materia  di  accessibilità  e  di  superamento  delle  barriere  
architettoniche, anche ai sensi del comma 2 del presente articolo.  
4. Il rilascio del permesso di costruire per le opere di cui al comma 1 è subordinato alla verifica della conformità  
del progetto compiuta dall'ufficio  tecnico o dal  tecnico  incaricato dal comune.  Il dirigente o  il  responsabile del  
competente  ufficio  comunale,  nel  rilasciare  il  certificato  di  agibilità  per  le  opere  di  cui  al  comma  1,  deve  
accertare  che  le  opere  siano  state  realizzate nel  rispetto  delle  disposizioni  vigenti  in materia  di  eliminazione  
delle  barriere  architettoniche.  A  tal  fine  può  richiedere  al  proprietario  dell'immobile  o  all'intestatario  del  
permesso di costruire una dichiarazione resa sotto forma di perizia giurata redatta da un tecnico abilitato.  
5. La richiesta di modifica di destinazione d'uso di edifici in luoghi pubblici o aperti al pubblico è accompagnata  
dalla dichiarazione di  cui al  comma 3.  Il  rilascio del  certificato di agibilità è  condizionato alla  verifica  tecnica  
della conformità della dichiarazione allo stato dell'immobile.  
6. Tutte le opere realizzate negli edifici pubblici e privati aperti al pubblico in difformità dalle disposizioni vigenti  
in materia di accessibilità e di eliminazione delle barriere architettoniche, nelle quali  le difformità siano  tali da  
rendere impossibile l'utilizzazione dell'opera da parte delle persone handicappate, sono dichiarate inagibili.  
7. Il progettista, il direttore dei lavori, il responsabile tecnico degli accertamenti per l'agibilità ed il collaudatore,  
ciascuno  per  la  propria  competenza,  sono  direttamente  responsabili,  relativamente  ad  opere  eseguite  dopo  
l’entrata  in  vigore  della  legge  5  febbraio  1992,  n.  104,  delle  difformità  che  siano  tali  da  rendere  impossibile  
l’utilizzazione  dell’opera  da  parte  delle  persone  handicappate.  Essi  sono  puniti  con  l'ammenda  da  5.164  a  
25.822 euro e con la sospensione dai rispettivi albi professionali per un periodo compreso da uno a sei mesi.  
8.  I piani di cui all'articolo 32, comma 21, della  legge n. 41 del 1986, sono modificati con  integrazioni  relative  
all'accessibilità degli spazi urbani, con particolare  riferimento all'individuazione e alla  realizzazione di percorsi  
accessibili,  all'installazione  di  semafori  acustici  per  non  vedenti,  alla  rimozione  della  segnaletica  installata  in  
modo da ostacolare la circolazione delle persone handicappate.  
9.  I comuni adeguano  i propri regolamenti edilizi alle disposizioni di cui all'articolo 27 della citata  legge n. 118  
del 1971, all'articolo 2 del citato regolamento approvato con d.P.R. n. 384 del 1978), alle disposizioni di cui alla  
sezione prima del presente capo, e al citato decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236. Le  
norme dei regolamenti edilizi comunali contrastanti con le disposizioni del presente articolo perdono efficacia.  
 
Capo IV - Provvedimenti per le costruzioni con particolari prescrizioni per le zone sismiche  
Sezione I - Norme per le costruzioni in zone sismiche  
Art. 83 (L) - Opere disciplinate e gradi di sismicità  
(Legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 3; artt. 54, comma 1, lett. c, 93, comma 1, lett. g e comma 4 del d.lgs. n.  
112 del 1998)  
1. Tutte le costruzioni la cui sicurezza possa comunque interessare la pubblica incolumità, da realizzarsi in zone  
dichiarate sismiche ai sensi dei commi 2 e 3 del presente articolo, sono disciplinate, oltre che dalle disposizioni  
di  cui  all’articolo 52,  da  specifiche  norme  tecniche emanate, anche  per  i  loro  aggiornamenti,  con  decreti del  
Ministro per  le  infrastrutture ed  i  trasporti, di concerto con  il Ministro per  l'interno, sentiti  il Consiglio superiore  
dei lavori pubblici, il Consiglio nazionale delle ricerche e la Conferenza unificata.  
2. Con decreto del Ministro per  le  infrastrutture ed  i  trasporti, di concerto con  il Ministro per  l'interno, sentiti  il  
Consiglio  superiore  dei  lavori  pubblici,  il  Consiglio  nazionale  delle  ricerche  e  la  Conferenza  unificata,  sono  
definiti  i  criteri  generali  per  l’individuazione  delle  zone  sismiche  e  dei  relativi  valori  differenziati  del  grado  di  
sismicità da prendere a base per la determinazione delle azioni sismiche e di quant’altro specificato dalle norme  
tecniche.  
3. Le  regioni,  sentite  le  province e  i  comuni  interessati, provvedono alla  individuazione delle  zone dichiarate  
sismiche agli effetti del presente capo, alla formazione e all’aggiornamento degli elenchi delle medesime zone e  
dei valori attribuiti ai gradi di sismicità, nel rispetto dei criteri generali di cui al comma 2. Pag. 34  
 
 
Art. 84 (L) - Contenuto delle norme tecniche  
(Legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 4)  
1. Le norme tecniche per le costruzioni in zone sismiche di cui all’articolo 83, da adottare sulla base dei criteri  
generali indicati dagli articoli successivi e in funzione dei diversi gradi di sismicità, definiscono:  
a)  l'altezza massima  degli  edifici  in  relazione  al  sistema  costruttivo,  al  grado  di  sismicità  della  zona  ed  alle  
larghezze stradali;  
b) le distanze minime consentite tra gli edifici e giunzioni tra edifici contigui;  
c)  le  azioni  sismiche  orizzontali  e  verticali  da  tenere  in  conto  del  dimensionamento  degli  elementi  delle  
costruzioni e delle loro giunzioni;  
d) il dimensionamento e la verifica delle diverse parti delle costruzioni;  
e) le tipologie costruttive per le fondazioni e le parti in elevazione.  
2.  Le  caratteristiche  generali  e  le  proprietà  fisico-meccaniche  dei  terreni  di  fondazione,  e  cioè  dei  terreni  
costituenti  il  sottosuolo  fino  alla  profondità  alla  quale  le  tensioni  indotte  dal  manufatto  assumano  valori  
significativi  ai  fini  delle  deformazioni  e  della  stabilità  dei  terreni medesimi,  devono  essere  esaurientemente  
accertate.  
3.  Per  le  costruzioni  su  pendii  gli  accertamenti  devono  essere  convenientemente  estesi  al  di  fuori  dell'area  
edificatoria per rilevare tutti i fattori occorrenti per valutare le condizioni di stabilità dei pendii medesimi.  
4. Le norme tecniche di cui al comma 1 potranno stabilire l'entità degli accertamenti in funzione della morfologia  
e della natura dei terreni e del grado di sismicità.  
 
Art. 85 (L) - Azioni sismiche  

(Legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 9)  
1.  L'edificio  deve  essere  progettato  e  costruito  in modo  che  sia  in  grado  di  resistere  alle  azioni  verticali  e  
orizzontali, ai momenti torcenti e ribaltanti indicati rispettivamente alle successive lettere a), b), c) e d) e definiti  
dalle norme tecniche di cui all’articolo 83.  
a) Azioni verticali: non si tiene conto in genere delle azioni sismiche verticali; per le strutture di grande luce o di  
particolare  importanza, agli effetti di dette azioni, deve svolgersi una opportuna analisi dinamica  teorica o  
sperimentale.  
b) Azioni orizzontali:  le azioni sismiche orizzontali si schematizzano attraverso  l'introduzione di due sistemi di  
forze orizzontali agenti non contemporaneamente secondo due direzioni ortogonali.  
c) Momenti  torcenti: ad ogni piano deve essere considerato  il momento  torcente dovuto alle  forze orizzontali  
agenti  ai  piani  sovrastanti  e  in  ogni  caso  non  minore  dei  valori  da  determinarsi  secondo  le  indicazioni  
riportate dalle norme tecniche di cui all’articolo 83;  
d)  Momenti  ribaltanti:  per  le  verifiche  dei  pilastri  e  delle  fondazioni  gli  sforzi  normali  provocati  dall'effetto  
ribaltante  delle  azioni  sismiche  orizzontali  devono  essere  valutati  secondo  le  indicazioni  delle  norme  
tecniche di cui all’articolo 83.  

Art. 86 (L) - Verifica delle strutture  
(Legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 10)  
1. L'analisi delle sollecitazioni dovute alle azioni sismiche di cui all’articolo 85 è effettuata  tenendo conto della  
ripartizione di queste fra gli elementi resistenti dell'intera struttura.  
2. Si devono verificare detti elementi resistenti per le possibili combinazioni degli effetti sismici con tutte le altre  
azioni esterne, senza alcuna riduzione dei sovraccarichi, ma con l'esclusione dell'azione del vento.  
 
Art. 87 (L) - Verifica delle fondazioni  
(Legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 11)  
1.  I calcoli di stabilità del complesso  terreno-opera di  fondazione si eseguono con  i metodi ed  i procedimenti  
della geotecnica, tenendo conto, tra le forze agenti, delle azioni sismiche orizzontali applicate alla  
costruzione e valutate come specificato dalle norme tecniche di cui all’articolo 83.  
 
Art. 88 (L) - Deroghe  
(Legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 12) Pag. 35  

 
1. Possono essere concesse deroghe all'osservanza delle norme tecniche, di cui al precedente articolo 83, dal  
Ministro per  le  infrastrutture e  i trasporti, previa apposita  istruttoria da parte dell'ufficio periferico competente e  
parere  favorevole  del  Consiglio  superiore  dei  lavori  pubblici,  quando  sussistano  ragioni  particolari,  che  ne  
impediscano  in  tutto o  in parte  l'osservanza, dovute all'esigenza di salvaguardare  le caratteristiche ambientali  
dei centri storici.  
2.  La  possibilità  di  deroga  deve  essere  prevista  nello  strumento  urbanistico  generale  e  le  singole  deroghe  
devono essere confermate nei piani particolareggiati.  
 
Art. 89 (L) - Parere sugli strumenti urbanistici  
(Legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 13)  
1. Tutti  i comuni nei quali sono applicabili  le norme di cui alla presente sezione e quelli di cui all’articolo 61,  
devono  richiedere  il  parere  del  competente  ufficio  tecnico  regionale  sugli  strumenti  urbanistici  generali  e  
particolareggiati prima della delibera di adozione nonché sulle  lottizzazioni convenzionate prima della delibera  
di approvazione, e loro varianti ai fini della verifica della compatibilità delle rispettive previsioni con le condizioni  
geomorfologiche del territorio.  
2. Il competente ufficio tecnico regionale deve pronunciarsi entro sessanta giorni dal ricevimento della richiesta  
dell'amministrazione comunale.  
3.  In  caso  di mancato  riscontro  entro  il  termine  di  cui  al  comma  2  il  parere  deve  intendersi  reso  in  senso  
negativo.  
 
Art. 90 (L) - Sopraelevazioni  

(Legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 14)  
1. È consentita, nel rispetto degli strumenti urbanistici vigenti:  
a)  la sopraelevazione di un piano negli edifici  in muratura, purché nel complesso  la costruzione  risponda alle  
prescrizioni di cui al presente capo;  
b)  la  sopraelevazione  di edifici  in  cemento  armato normale  e  precompresso,  in  acciaio  o a  pannelli portanti,  
purché il complesso della struttura sia conforme alle norme del presente testo unico.  
2. L’autorizzazione è consentita previa certificazione del competente ufficio  tecnico  regionale che specifichi  il  
numero massimo di piani che è possibile  realizzare  in  sopraelevazione e  l’idoneità della struttura esistente a  
sopportare il nuovo carico.  
 
Art. 91 (L) - Riparazioni  
(Legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 15)  
1. Le riparazioni degli edifici debbono tendere a conseguire un maggiore grado di sicurezza alle azioni sismiche  
di cui ai precedenti articoli.  
2. I criteri sono fissati nelle norme tecniche di cui all’articolo 83.  
 
Art. 92 (L) - Edifici di speciale importanza artistica  
(Legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 16)  
1. Per  l'esecuzione di qualsiasi  lavoro di natura antisismica  in edifici o manufatti di carattere monumentale o  
aventi, comunque,  interesse archeologico, storico o artistico, siano essi pubblici o di privata proprietà, restano  
ferme le disposizioni di cui al decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490.  
 
Sezione II - Vigilanza sulle costruzioni in zone sismiche  
Art. 93 (R) - Denuncia dei lavori e presentazione dei progetti di costruzioni in zone sismiche  
(Legge n. 64 del 1974, art. 17 e 19)  
1.  Nelle  zone  sismiche  di  cui  all'articolo  83,  chiunque  intenda  procedere  a  costruzioni,  riparazioni  e  
sopraelevazioni, è  tenuto a darne preavviso scritto allo sportello unico, che provvede a  trasmetterne copia al  
competente ufficio tecnico della regione, indicando il proprio domicilio, il nome e la residenza del progettista, del  
direttore dei lavori e dell'appaltatore.  
2. Alla domanda deve essere allegato il progetto, in doppio esemplare e debitamente firmato da un ingegnere,  
architetto, geometra o perito edile  iscritto nell'albo, nei  limiti delle  rispettive competenze, nonché dal direttore  
dei lavori. Pag. 36  
 
3.  Il contenuto minimo del progetto è determinato dal competente ufficio  tecnico della  regione.  In ogni caso  il  
progetto deve essere esauriente per planimetria, piante, prospetti e sezioni ed accompagnato da una relazione  
tecnica, dal  fascicolo dei calcoli delle strutture portanti,  sia  in  fondazione  sia  in elevazione, e dai disegni dei  
particolari esecutivi delle strutture.  
4. Al progetto deve inoltre essere allegata una relazione sulla fondazione, nella quale devono essere illustrati i  
criteri  seguiti nella  scelta del  tipo di  fondazione,  le  ipotesi  assunte,  i  calcoli  svolti nei  riguardi del  complesso  
terreno-opera di fondazione.  
5. La relazione sulla fondazione deve essere corredata da grafici o da documentazioni, in quanto necessari.  
6. In ogni comune deve essere tenuto un registro delle denunzie dei lavori di cui al presente articolo.  
7. Il registro deve essere esibito, costantemente aggiornato, a semplice richiesta, ai funzionari, ufficiali ed agenti  
indicati nell’articolo 103.  
 
Art. 94 (L) - Autorizzazione per l'inizio dei lavori  
(Legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 18)  
1. Fermo  restando  l'obbligo  del  titolo  abilitativo  all’intervento  edilizio, nelle  località  sismiche, ad  eccezione  di  
quelle a bassa sismicità all'uopo  indicate nei decreti di cui all’articolo 83, non si possono  iniziare  lavori senza  
preventiva autorizzazione scritta del competente ufficio tecnico della regione.  
2. L'autorizzazione è rilasciata entro sessanta giorni dalla richiesta e viene comunicata al comune, subito dopo il  
rilascio, per i provvedimenti di sua competenza.  
3. Avverso il provvedimento relativo alla domanda di autorizzazione, o nei confronti del mancato rilascio entro il  
termine  di  cui  al  comma  2,  è  ammesso  ricorso  al  presidente  della  giunta  regionale  che  decide  con  
provvedimento definitivo.